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venerdì 16 luglio 2021

17 luglio - Eccidio della famiglia imperiale russa

 17 luglio 1918 

Eccidio della famiglia imperiale russa


Il 17 luglio 1918 a Ekaterinburg, città fondata nel XVIII secolo in onore di Santa Caterina d'Alessandria, alla quale era devota l'imperatrice regnante Caterina I moglie dello zar Pietro il Grande,  i comunisti assassinano l'ultimo Imperatore russo, lo zar Nikolaj Aleksandrovič Romanov e la sua famiglia. Dopo l'eccidio i corpi saranno denudati, fatti a pezzi, gettati in un pozzo, sciolti con acido solforico e infine date alla fiamme. Nel 1990 i resti dei corpi furono rinvenuti in un bosco di betulle vicino Ekaterinburg e il 16 luglio 1998 i corpi furono inumati nella Cattedrale dei Santi Pietro e Paolo di San Pietroburgo, con solenne funerale di stato e alla presenza del Presidente russo Boris Nikoláevič Él’cin. Nel 2000 la Chiesa Ortodossa Russa ha canonizzato lo 
zar Nicola II e la sua famiglia come martiri del comunismo e  "portatori della passione", cioè persone che hanno incontrato le loro morti con umiltà cristiana.

  • San Nicola II di Russia, imperatore,  martire del comunismo e grande portatore della passione e la sua famiglia 
  • Sant'Alessio Romanov, martire del comunismo e grande portatore della passione 
  • Sant'Alessandra Federova, martire del comunismo e grande portatore della passione               
  • Sant'Olga Romanova, martire del comunismo e grande portatore della passione
  • Santa Tatiana Romanova, martire del comunismo e grande portatore della passione 
  • Santa Maria Romanova. martire del comunismo e grande portatore della passione 
  • Sant'Anastasia Romanova, martire del comunismo e grande portatore della passione 

mons. Filippo Ortenzi - chiesaortodossaitaliana@gmail.com


Reconquista

                                                 Reconquista

Spagna 16 luglio 1212

Battaglia di Las Navas de Tolosa, di Van Halen, esposta nel palazzo del Senato di Spagna a Madrid. Pittura ad olio

            Il 16 luglio 1212 l'armata cristiana (eserciti dei Regni di Navarra, Castiglia e Aragona più i cavalieri templari, ospitalieri, di Calatrava, Santiago e volontari leonesi, francesi e portoghesi) forte di 60.000 uomini sconfisse a a Las Navas de Tolosa l'imponente esercito islamico almohade (120.000 combattenti) guidato dal Califfo Muḥammad al-Nāṣir, composto da truppe arabo-berbere e andaluse supportato da mercenari turchi, turkmeni e curdi.


Santiago matamoros. San Giacomo ammazza mori, dipinto presente nel Santuario di Santiago de Compostela fatto coprire dall'attuale governo socialcomunista spagnolo per rispetto dei musulmani.

            La battaglia fu l'inizio del declino della dinastia almohade e segnò una svolta fondamentale per la Reconquista cristiana della Spagna.

Mons. Filippo Ortenzi
Arcivescovo Metropolita

della Chiesa Ortodossa Italiana

www.chiesa-ortodossa.com

email: chiesaortodossaitaliana@gmail.com

giovedì 15 luglio 2021

ROSA.. Un fiore che simboleggia la bellezza, la purezza, ma anche la perfezione, il massimo grado della conoscenza antica, l'unica in grado di svelare la Verità in stato puro. Non per nulla uno dei titoli attribuito alla Maria SS è "Rosa Mistica"! E non è un titolo poetico, come sembra al primo impatto! Il suo significato è talmente ampio, che non basterebbe un articolo a spiegarlo! Vedete, la forma della rosa che si sboccia richiama la forma del labirinto ( labor into, cioè il lavoro interiore, volto a perfezionare se stessi). E i labirinti delle Cattedrali templari hanno al loro centro la rosa. Dunque, "Rosa Mistica" significa la somma perfezione al livello soprannaturale, il massimo grado della conoscenza. Però... il possedere questa conoscenza richiede sacrifici, come quando si tiene in mano una rosa si punge con tante spine! E le spine di Maria SS erano le sette spade che simboleggiano i sette dolori. Pochi sanno, che dopo l'Ascensione di Gesù al cielo, fu Maria, sua madre e non S. Pietro, a capo della neonata Chiesa Cristiana! Fu lei ad incoraggiare e consigliare gli apostoli nel loro operato, esprimendo i concetti di sovrumana saggezza! E non solo! Il suo corpo non fu soggetto all'invecchiamento: godeva la perenne giovinezza dell'Immacolata Concezione. Questo significa "Rosa Mistica"! Noi, povere creature, semplici mortali, non potremo mai arrivare a tale perfezione, ma ciò non significa che non dobbiamo cercare a tutti costi di arrivare alla Verità! Tuttavia la Verità è una perla preziosa, e il suo prezzo sono le spine! Le spine delle delusioni, dei tradimenti, delle pugnalate alle spalle dalla parte di chi credi amici; le rivalutazioni di tanti "vicoli ciechi" nel labirinto della vita, della mente e del cuore; e la scoperta che nella società umana di sacro e di puro ce ne ben poco! Che le persone di valori sono pochissime, e la metà di quei pochissimi alla fine non regge il peso delle "spine" e alla fine si fa corrompere! E tante volte capita di esclamare "Ma chi me lo fa fare!?", arrivando alla conclusione che non sapere, non capire, non mischiarsi, forse sarebbe stato meglio... ma non è così! Il paradiso dantesco è descritto come una rosa, tra i suoi petali abitano le anime elette, le anime che pur ferendosi con le spine, possiedono la ROSA!*************************************Sr.+FedericaPrecettore di CosenzaConfraternita Templare S Giacomo De Molay Priorato della Calabria.

martedì 13 luglio 2021

Venerabile Adeodato Mancini, ieromonaco ed episcopo

 

Venerabile Adeodato Mancini

ieromonaco ed episcopo


Manta (CN) sabato 3 luglio 2021, la Chiesa Ortodossa Italiana ha glorificato lo ieromonaco mons. Leopoldo Adeodato Mancini, il cui nome è stato inserito nel Calendario dei Santi il 15 giugno. Riportiamo le notizie sulla vita e le opere del Venerabile:
Leopoldo Adeodato Mancini nasce nel 1950 a Venezia, da una famiglia di buona condizione sociale e dal passato nobiliare, e si trasferisce a Torino dove frequenta il Seminario ed alcuni corsi teologici, diplomandosi anche come odontotecnico e poi come infermiere generico e lavorando, fino al 1977, nel campo dell'assistenza sanitaria. Nel 1985 apre un piccolo studio odontotecnico a Trana,  nella  frazione di 
San  Bernardino, a poca distanza dalla Sacra di San Michele, mantenendo un forte interesse per la spiritualità ortodossa e ricavando nel piano terreno del capiente immobile una Chiesa orientale, di tradizione assiro-caldea. Si segnala per alcune iniziative benefiche, assumendosi l'impegno di ospitare e far completare gli studi a tre orfani, assegnatigli dai servizi sociali di Avigliana. Nel 1987, dopo un lungo periodo di diaconato, è ordinato Sacerdote nella Metropolia Ortodossa del Vecchio Calendario del Portogallo, in seguito passata sotto la giurisdizione della Chiesa Ortodossa Autocefala della Polonia. Nel 1990 apre a Trana un piccolo circolo, con annessa trattoria, che diventa un significativo punto di riferimento culturale e spirituale della Val di Susa. Nel 1992 organizza con Max Giusio, universitario appassionato di storia del Cristianesimo orientale, ed Enrico Castiglioni, fondatore del CIDA e astrologo di fama mondiale, una serie di incontri presso lo storico Caffè San Carlo di Torino, sul tema del rapporto tra arte, musica e religione e sulla Torino magica ed esoterica.      Nella Chiesa dei Dodici Apostoli, è 
ordinato vescovo della Chiesa Assiro Caldea nel 1992 a Parigi. Sceglie il nome di Adeodato in omaggio alla figura sfortunata del figlio di Sant'Agostino, amatissimo dal vescovo d'Ippona e scomparso prematuramente. Nello stesso anno 1992, su istruzioni di Gustavo Rol, effettua la ricerca di un immobile a Incisa Scapaccino, luogo di grande rilievo simbolico ed esoterico, e acquista nella piazza centrale di Incisa, denominata "Borgo Impero", in omaggio alla stagione napoleonica, un immobile, sorprendentemente posto in vendita proprio in quel periodo, che diviene il Monastero della Sacra Famiglia e successivamente la sede del Patriarcato Assiro-Caldeo per l'Europa. Scopre poi che nell'immobile ha abitato, nel XIX secolo, un formidabile guaritore, Antonio Cacciabue, detto il "Settimino di Incisa", celebrato ancora oggi per mirabolanti portenti e prodigi e oggetto di studi, saggi e libri assai importanti, e a cui oggi è dedicata la piazza. A partire dalla metà degli anni Novanta, il Monastero di Incisa diventa un centro spirituale di livello nazionale, con incontri ecumenici, eventi benefici, convegni internazionali in cui si incrociano le molteplici realtà cavalleresche, massoniche, rosacrociane e templari di tutto il mondo. Adeodato ha avviato poi una importante serie di iniziative, anche di tipo missionario e filantropico (in Africa, Asia, Turchia, Brasile ecc.), con realizzazioni soprattutto nel Mali, e di attività per favorire il dialogo interreligioso e il ristabilimento di rapporti cordiali e costanti con la Chiesa Cattolica Romana, cammino culminato nel 2005, a seguito della Dichiarazione Cristologica comune voluta da Papa Giovanni Poalo II, con l'avvio di un personale percorso monacale ed ascetico cristiano, e la realizzazione di alcune iniziative per l'Unità dei Cristiani Cattolici e Ortodossi. Adeodato Mancini è anche noto per essere la guida della "Pietà del Pellicano", complessa entità organizzativa risalente al 1648, e riconducibile a Olimpia Mancini (1638-1708), nobildonna francese di origine italiana nipote del Cardinale Mazarrino, collaboratrice di Luigi XIV, moglie di Eugenio Maurizio di Savoia e madre del Principe Eugenio, e rimasta di proprietà del casato Mancini di Ausignano, di cui Adeodato, ultimo erede dopo la morte prematura del fratello, rappresenta il "Monarca" e il "Patriarca Universale". La "Pietas Pellicani", posta sotto il Magistero della Chiesa Assiro-Caldea nel 1991, coordina, patrocina e unisce spiritualmente, con numerose filiazioni, diverse decine di ordini cavallereschi, anche di ispirazione templare e rosacrociana, in vari ambiti internazionali, e realizza progetti ed iniziative di evangelizzazione, formazione religiosa e spirituale, solidarietà ed assistenza (tra cui la costruzione di alcuni ospedali e scuole in Africa).Adeodato è poi noto per una intensa attività, da lui definita "pastorale itinerante degli Ultimi", che lo vede frequentemente presente, con il suo originale "Camper del Vangelo" in alcune realtà sociali di emarginazione e disagio (apolidi, rom, indigenti, ecc.) E' affiancato da Padre Antonio Settineri, prematuramente scomparso in un incidente automobilistico e il cui figlio Fabio diviene quindi per Adeodato un vero figlio spirituale, cui affida l'incarico di Maximum Magister della Pietà del Pellicano. Nel 2009 ha riformulato il progetto dell'A.R.C.A., associazione di tipo filantropico, con Max Giusio, Marco Vanino e Marzia Vicenzi, che ha aperto una sede nel Trentino ad Ala, tuttora attiva; nel 2009 e nel 2010 realizza una serie di trasmissioni televisive, con la regia di Max Giusio e Gianluca Lamberti, sulla spiritualità di Torino e del Piemonte. Negli anni successivi ha poi progettato e diretto nel 2013 con Max Giusio, Fabio Settineri e Carlo Oriani una "Due Giorni", a Rozzano (MI) dedicata agli "Ultimi" (carcerati, malati, indigenti, vittime della crisi economica, e un progetto speciale per i profughi d'origine siriana). Adeodato è stato anche Presidente di numerose Associazioni ed Accademie religiose.  Nel 2009 si manifestano i primi sintomi di un male incurabile, e nonostante un delicato intervento chirurgico, nel 2012 le sue condizioni iniziano a peggiorare. Decide di trascorrere gli ultimi mesi ad Antegnate, presso una comunità religiosa. Dona alla Diocesi di Aqui Terme il Monastero di Incisa Scapaccino e, dopo un breve soggiorno a Torino, nell'alloggio messogli a disposizione da Marzia Vicenzi e dal dott. Ottone, suo fedele devoto, assistito quasi quotidianamente da Max Giusio e Fabio Settineri, decide di trasferirsi definitivamente ad Antegnate, dove si spegne serenamente, dopo aver celebrato la Messa, il 15 giugno 2015, a soli sessantacinque anni. Nel 2019, su postulazione della dottoressa Ada Cosco, giornalista con cui padre Adeodato ha condiviso terribili fasi della terapia, viene avviato il processo di glorificazione, con numerose testimonianze.
A seguito della Deliberazione del Santo Sinodo e del parere favorevole del Tribunale Nazionale Ecclesiastico, la Chiesa Ortodossa Italiana decide di fissare per il giorno 3 luglio 2021 la cerimonia di Glorificazione, con solenne Benedizione dell'Icona.
Il giorno 3 luglio, a Manta (CN), l'Arcivescovo Metropolita Sua Eccellenza Reverendissima mons. Filippo Ortenzi, coadiuvato da mons. Alessandro Frezza di Roma e dal presidente del Tribunale Nazionale Ecclesiastico mons. Max Giusio, alla presenza di diversi membri del clero, dal parroco di Saluzzo padre Stefano Garzino, a padre Roberto Pinna di Cagliari, padre Gianluca Gerunda di Bergamo, padre Emanuele di Torino, padre Paolo Fabris di Aosta e con la presenza di tante persone che hanno conosciuto padre Adeodato e lo hanno amato come un papà affettuoso e un fratello generoso, ha provveduto alla benedizione dell'Icona e al rito di Glorificazione,















 



giovedì 8 luglio 2021

NELL'OMBRA DEL LABIRINTO. Nell’ombra del labirinto. Il cammino verso la conoscenza non è semplice. Spesso ci si imbatte nei testi falsi e fuorvianti sia dell’antichità che quelli moderni. Spesso si prende per verità le informazioni sbagliate, o peggio, pilotate appositamente dal sistema di controllo del potere temporaneo, che giocano spesso sui sentimenti di chi abbraccia un ideale, e sanno essere molto convincenti, soprattutto se il testo è destinato al pubblico che non si mette ad indagare fino in fondo, confrontando le date storiche. Perché in certi casi basterebbe questo: confrontare le date storiche o semplicemente essere attenti ai dettagli nel seguire la logica per capire che è una montatura! Ma per chi è poco attento ai dettagli è come inoltrarsi in un labirinto sotterraneo pieno di vicoli ciechi delle falsità vecchie e nuove! Premetto che esiste una frangia del potere temporaneo occulto sia fuori che all’interno della Chiesa cattolica, che è ostile alla sola idea che i Templari siano “prosciolti” da tutte le accuse e in seguito reintegrati in qualche modo nell’ambito della fede. E vedere che le varie moderne confraternite di ispirazione templare si organizzano effettuando il gemellaggio e la stretta collaborazione tra loro, per questi personaggi si rivela pericoloso. E allora che si fa? Si innesca una serie di false notizie. Alcune apertamente ostili e diffamatorie, le altre invece “mascherate” da “scottanti” scoperte, al primo impatto a favore dei Templari…. ma che hanno lo scopo tutt’altro che benevolo nei confronti del Ordine. Analizziamo adesso molto attentamente di cosa si tratta. Il primato della menzogna va indubbiamente a Dan Brown con il suo “Codice Da Vinci” che parla del sedicente “Priorato di Sion” mai esistito, una linea di sangue segreta che sta all’origine del Ordine del Tempio, con l’interpretazione contorta e fuorviante del simbolismo del Santo Graal, e tante altre trovate da show che nulla hanno a che vedere con la realtà, ma che risultano molto convincenti ed attraenti tra la gente comune, incline a vedere l’Ordine sotto un’altra luce, quella dei complottisti e settanti! Però Dan Brown non ha inventato tutto di sana pianta, si è “ispirato” alle menzogne che risalgono a parecchi secoli fa, addirittura nel periodo paleocristiano, quando i fedeli cristiani erano in status delle sette, una specie di “eresia” dal ebraismo. Come prima cosa, subito dopo l’ascensione di Gesù, la diffamazione prese piede nell’ambito ebraico-romano, per non perdere il potere, nonché tra i discepoli stessi, sempre per il medesimo motivo. Se addirittura leggiamo nei Vangeli canonici (e non parliamo degli apocrifi) che quando Gesù era ancora vivo e vegeto, i suoi discepoli contendevano tra di loro il primato, figuriamoci dopo la sua morte! E qui che si incomincia la matassa interminabile di intrighi e sofisticazioni di ogni tipo. Dal vangelo apocrifo di Tommaso veniamo a conoscenza che Gesù affidò il primato non a Pietro, come vollero farci credere i primi padri della Chiesa, bensì a Giacomo il Giusto, fratello maggiore di Giovanni Evangelista, che chissà per quale motivo e soprattutto in quali circostanze viene martirizzato per primo tra gli undici. Coincidenza? Sempre dal vangelo di Tommaso veniamo a sapere dell’ostilità tra i discepoli maschi e il discepolato femminile, presieduto da Maria Maddalena fin da quando Gesù era in vita. Possiamo solo immaginare quale persecuzione dovettero subire le discepole ribellatesi alla sottomissione maschile dopo la morte del Maestro! Non bastavano gli ebrei patriarchi, i romani pagani, ma erano perseguitate persino dai discepoli stessi con a capo Pietro! La verità è che nella società di allora si cercava in tutti modi soffocare il genio femminile che prese il sopravvento, e restaurare il maschilismo! Ma come si sa, ad ogni azione c’è una reazione uguale e contraria, e non solo nella fisica! Dalla tradizione dei cristiani in Terra Santa, sappiamo che Maria Santissima, madre di Gesù è stata la guida e il capo della neonata Chiesa Cristiana, la Somma Sacerdotessa che istruiva e confortava i primi cristiani, fino alla sua dormizione. Ecco come viene descritto quel periodo secondo le ricerche svolte direttamente in Terra Santa nel 1934 da una congregazione dei sacerdoti denominata “Santa Crociata Mariana”: “…nei lunghi anni che Maria SS. vi rimase a consiglio e conforto degli amatissimi apostoli e degli altri operai evangelici. Ella fu di grande aiuto spirituale a tutti coloro che ebbero la fortuna di avvicinarla. … Piena di una carità senza limiti Ella passava il suo tempo nel comunicare idee di sovrumana sapienza a quanti capitavano nel Cenacolo…. Dopo tanti anni trascorsi in un esercizio di ammirabile carità verso le anime redente dal suo Divin Figlio, la Vergine SS. presentiva già imminente la sua partenza da questa terra: godeva, è vero, la perenne giovinezza dell’immacolata Verginità, ma essendo giunta al 72 anno della sua età, sperava sollecita la superna chiamata. Visitava più frequentemente i luoghi santificati dalla passione del Redentore, … Maria SS. trascorse i primi mesi dell’anno 58 di G.C. quando al Divin Salvatore parve ormai tempo d’inviare il suo Angelo ad avvisare l’amatissima Madre che il terreno pellegrinaggio di Lei stava per finire….” Dunque, nella neonata Chiesa cristiana per ben 25 anni, a capo di tutto era la Madonna e non Pietro! Una donna che non era affatto taciturna e sottomessa come vorrebbero farci credere alcuni dottori della Chiesa cattolica! Nel mentre S. M. Maddalena, essendo stata la discepola e la confidente di Gesù, per di più la posseduta liberata, acquisì dei poteri paranormali, come tutti i discepoli del Divin Maestro. E certamente ebbe dei seguaci, sia in Terra Santa, che in esilio! Ed è qui che sia dalla parte dei seguaci di Pietro che quelli della Maddalena prende piede ogni sorta di fantasie, pettegolezzi e insinuazioni, impresse in seguito negli scritti a riguardo. Durante quel periodo come anche dopo, nel Medioevo i cristiani scrivevano tantissime leggende, anche sulla vita dei Santi. S. M. Maddalena non è stata risparmiata, anzi è una Santa sulla quale sono nate tante leggende. Rabano Mauro di Magonza ( 780-856), ha scritto un racconto su S. M. Maddalena:"La vita di Maria Maddalena" del tutto falso senza nessun fondamento storico per di più quasi 800 anni dopo la sua esistenza: “S. M. Maddalena sarebbe la sorella di Marta e Lazzaro, ed insieme ad altri discepoli, furono messi su una barca senza remi dai giudei. La barchetta approdò in Francia, giunti a terra si dividero per andare ed Evangelizzare mentre S. Lazzaro si recò a Marsiglia, S. Giuseppe D'Arimatea si recò in Britannia.” Da Rabano ha poi copiato il domenicano Jacopo da Varagine, che scrisse la Leggenda Aurea, dove raccoglie moltissime vite dei Santi, tra il 1263-1273. Ben 483 anni circa, dopo il primo scritto! Riguardo a S. M. Maddalena, Jacopo scrive la stessa favola della barchetta senza remi che arriva in Francia, e racconta che S. M. Maddalena compie anche dei miracoli, come potrebbe davvero essere, visto che era la discepola diretta del Maestro, ma nella leggenda Aurea sono riportate anche tante menzogne riguardo S. M. Maddalena: “S. M. Maddalena prende il cognome dal castello Magdalo, era di nobile famiglia, discendente del re. Il padre si chiamava Siro e sua madre Eucaria. Viveva con i genitori, sua sorella Marta, e suo fratello Lazzaro, erano ricchi ed avevano possedimenti a Magdala, Betania e Gerusalemme.” Poi vediamo che qui S. M. Maddalena non solo è confusa con S. Maria di Betania, ma anche con la peccatrice anonima! Chissà se per l’ignoranza innocente o l’astuzia ben calcolata!? “S. M. Maddalena diventa peccatrice dopo che viene lasciata dal fidanzato, che niente di meno sarebbe S. Giovanni Evangelista, il quale abbandona lei per seguire Gesù.” Ma se Giovanni Evangelista all’epoca era un ragazzo adolescente(il motivo per cui ha potuto stare sotto la croce senza essere allontanato dai soldati romani) figlio di un semplice pescatore, mentre Maria Maddalena non era affatto una ragazzina, per di più, stando allo scritto stesso, la discendente del re, come potevano essere fidanzati questi due? Ma la fantasia col tempo si trasforma anche in speculazione! La Leggenda Aurea si diffonde in Francia, e vediamo che mentre fino al X secolo, non esisteva nessun luogo di culto verso la Santa, ecco che a partire dal 1050, l’abbazia di Vézelay in Borgogna, dedicata alla S. V. Maria, custodita dalle suore, viene dedicata a S. M. Maddalena, e viene custodita dai monaci benedettini. (Ogni ordine monastico nella propria dottrina pone l’accento su qualche aspetto particolare legato alla fede. Così i Francescani pongono l’accento alla povertà, i domenicani alla salvaguardia della fede retta dalle eresie(l’inquisizione), i benedettini sono dediti alla scienza. E S. Bernardo di Chiaravalle, l’ideatore dell’Ordine dei Templari , apparteneva ai Cistercensi, che sono i Benedettini riformati. Il fatto che i Benedettini requisirono l’abbazia di Vèzelay per dedicarla a S. Maria Maddalena non è un caso! Gli studi delle fondamenta del cristianesimo radicate nelle religioni preesistenti ad esso, rivelò la necessità di equilibrio degli opposti, che a quell’epoca era totalmente assente all’interno della chiesa maschilista! Era importante risvegliare in qualche modo il culto femminile!) A Vézelay, allora si cominciò a raccontare che li venivano custodite le reliquie di S. M. Maddalena, ed iniziano così i pellegrinaggi. L’interesse è tale riguardo la Santa, che un altro luogo in Francia St-Maximin in Provenza incomincia verso il XII secolo a reclamare di possedere le reliquie, e raccontano anche che S. M. Maddalena, sarebbe vissuta eremita presso la grotta di Sainte-Baume, nuda coperta solo dai capelli, leggenda questa copiata dalla vita di S. Maria Egiziaca. Tra Vézalay e St-Maximin, entrambi reclamano di possedere le reliquie di S. M. Maddalena, ed entrambe producono falsi documenti, e tutto questo avviene all’interno della Chiesa Cattolica ! E nel mentre leggenda continua, ecco che anche in un altro luogo francese Saintes-Maries-de-la-Mer, in Provenza, si racconta che presso questo luogo è venuto lo sbarco di S. M. Maddalena, insieme a S. Marta, S. Lazzaro, S. Maria di Giacomo, S. Maria Salomè, S. Sidonio, S. Massimino, ed altri ancora. Queste credenze, oltre ad attirare i pellegrini e far funzionare il commercio locale, sono state una sorta di risposta al dilagante maschilismo dei padri della Chiesa, scagliatisi contro tutto ciò che è femminile, reputando la donna come fonte di ogni male! E se pur ai devoti di S. M. Maddalena fu concesso il suo culto in Francia, l’abile sovrapposizione dei personaggi creò l’immagine di essa del tutto differente dalla realtà: Una donna vittima di possessione diabolica, liberata da Gesù, viene identificata con la peccatrice senza nome, di cui peccato non è specificato in nessuno dei vangeli, ne canonici ne apocrifi, ma che nell’immaginario popolare è definito “prostituzione”! Chi ha avuto a che fare con la materia dell’esorcismo ed ha avuto modo di osservare da vicino il comportamento dei posseduti, soprattutto in alcuni orari notturni, potrebbe capire benissimo che una posseduta non sarebbe mai e poi mai in grado di fare la prostituta, di cui “attività” si svolge proprio di notte! Per un semplice motivo: la possessione produce gli impulsi di aggressività incontrollata, talvolta con la tendenza omicida! E in tal caso i suoi “clienti” avrebbero corso un bel pericolo di essere squartati. Ma le leggende non finiscono qui! Nel 1521circa ben dopo 248 anni dalla diffusione della “Leggenda Aurea” qualche romanziere aggiunse che Maria Maddalena avrebbe avuto una figlia di nome Sara, niente di meno concepita durante il matrimonio segreto tra lei e Gesù! Tale menzogna fu presa per verità dai rom, che tutt’oggi venerano S. Sara-Kali mai esistita! Osservate bene che l’invenzione della presunta discendenza di Gesù risale a 207 anni dopo lo scioglimento dell’Ordine del Tempio, che avvenne nel 1314 con la morte di Jacques De Molay! Dunque tra questa favola di cattivo gusto e la conoscenza dei Templari non c’è nessun collegamento! E quei autori che insinuano che la “verità scottante” scoperta dai Templari sarebbe questa, non solo sono menzogneri, ma anche parecchio ignoranti! Adesso passiamo ad altro “vicolo cieco” del labirinto della conoscenza: la contestazione dell’avvenuta morte di Gesù. In lontana India si narra di un certo Assà. Un santo dai poteri soprannaturali la cui vita e tribolazioni patite sono molto simili a quelle raccontate nei vangeli riguardo la Passione. Secondo questa leggenda Assà, messo in croce non sarebbe morto, ma sopravvissuto e curato in segreto dai discepoli, sarebbe fuggito nelle Indie. In base a queste leggende alcuni autori insinuano la menzogna messa in piedi dai capi dei sacerdoti e gli anziani giudei, descritta molto esplicitamente in Matteo 28, 11-15. Cioè che Gesù fu portato via dai suoi discepoli di notte, aggiungendo però che non era morto, innescando delle credenze fuorvianti, ma soprattutto riduttive riguardo la divinità di Cristo. Un uomo che sopravvive all’esecuzione e semplicemente fugge in un altro stato dove vive in esilio fino alla morte. Niente risurrezione, niente ascensione, niente miracoli… tutto pragmaticamente terreno per la gioia degli atei senza scrupoli! Certo, per chi brama al potere terreno passando sopra i cadaveri, la fede in Cristo risorto è piuttosto scomoda, visto che per praticarla bisogna guardarsi dentro accettando i suoi insegnamenti, perciò si aggrappa persino a un filo d’erba pur di giustificare i propri torti, negando il punto di riferimento etico scomodo, come la fede! Ma la leggenda in India esiste veramente, e la popolazione locale non ha nulla a che vedere con i complotti dell’alta società. E allora di cosa si tratta? La risposta la troviamo sempre nella tradizione Cristiana della Terra Santa studiata dalla “Santa Crociata Mariana” nel 1934, come anche nei vangeli apocrifi riguardanti Maria Santissima e la sua Dormizione. Da questi testi risulta che dopo l’ascensione di Gesù i suoi discepoli sono andati per il mondo a predicare il Vangelo: Pietro a Roma, Matteo nell’Abissinia, Filippo a Gerapoli (dove fu martirizzato), e così via. Chi è arrivato più lontano di tutti fu Tommaso. Lui ha predicato nelle Indie! Ma un giudeo di lingua greca come si faceva capire agli indiani? Poteva apprendere la lingua con gli anni, ma sicuramente non alla perfezione. E anche se lo Spirito Santo gli avrà dato il dono delle lingue, non fu di certo così con i suoi interlocutori. E poi c’è da notare un particolare molto importante: nelle lingue antiche come quella egizia prima ed ebraica dopo si usava parlare di se stessi in terza persona. Soltanto dopo la rivelazione di Dio a Mosè si cominciò a parlare di se stessi in prima persona. Ma probabilmente nella lingua delle Indie di allora l’abitudine di parlare di se stessi in terza persona era ancora in uso. Quindi abbiamo S. Tommaso che narra agli abitanti delle terre straniere la vicenda di Gesù, ricorrendo alla terza persona, ma loro capiscono tutt’altra cosa: credono che lui parla di se stesso! E siccome il discepolo diretto di Gesù, anche Tommaso è dotato di poteri paranormali, lo prendono per Dio. Questo malinteso però viene subito strumentalizzato da chi rifiuta di credere, e soprattutto da chi non vuole far credere agli altri, chi continua a gettare il fango sui Templari, insinuando che questa “verità scottante”, cioè che “Gesù non è morto in croce” sarebbe in loro possesso. Ma non è assolutamente quello che la sapienza Templare vuole trasmettere attraverso i suoi molteplici simboli! E infine arriviamo all’ultima trovata, sicuramente escogitata ad hoc dai nemici acerrimi del Ordine Templare, con lo scopo di portare la confusione di idee all’interno delle dottrine delle varie confraternite che ultimamente cercano l’unione per riportare l’Ordine al suo antico splendore riabilitandolo dalle calunnie protrattesi lungo i secoli:la nuova trovata dei nemici del Ordine Templare è un libro uscito da poco che con tanto di argomentazione dichiara che l’impronta sulla Sindone di Torino è di Jacques de Molay, sfruttando la gaf dei carbonisti che l’hanno datata come un reperto del medioevo! Per chi segue attentamente la questione “Sindone”, conoscendo più o meno la sua storia, sembra strano che qualcuno potrebbe trovarsi a credere in una tale bufala, ma aimè, nei post di alcuni gruppi templari di Fb, con grande rammarico ammetto che molti, troppi dei confratelli o aspiranti tali sono finiti in questa subdola trappola mentale, perciò in questo articolo spero di riuscire a dimostrare quanto è maldestro questo inganno. Dunque, cominciamo col confrontare i dati nel nostro possesso sulla Sindone con quelli sul nostro Gran Maestro Jacques De Molay. La Sindone: Gli scritti apocrifi parlano dei panni funebri di Gesù. San Girolamo in “De viris illustri bus”(IVsecolo d.C) riporta un passo del “Vangelo degli Ebrei”(II secolo d.C) e cita quello che probabilmente è il più antico riferimento non biblico alla Sindone: “Ora il Signore, dopo aver dato la Sindone al servo del sacerdote , apparve a Giacomo”. Le comunità cristiane instaurarono il culto delle reliquie mentre imperversavano le persecuzioni dei primi tre secoli, ed è logico che la più grande venerazione fu attribuita al lenzuolo funerario di Cristo! Il “Liber Mozarabicus Sacramentorum” (VI-VII secolo d.C) dice che Pietro, con Giovanni, corre al sepolcro e vede nei lini sepolcrali “recentia defuncti et resurgentis [ Domini ]. . Un altro riferimento alla Sindone lo troviamo nel “Codex Vossianus Latinus Q69” conservato nella biblioteca dell’Università di Leida (Paesi Bassi). È un manoscritto del X secolo ch riferisce un racconto dell’VIII proveniente dall’area siriaca, tradotto dall’archiatra Smirna. Vi si legge che Gesù lasciò l’impronta di tutto il suo corpo su un telo custodito nella Chiesa Grande di Edessa e chi la contemplava “vedeva il Signore al pari di chi lo aveva incontrato in terra”. È un riferimento inequivocabile alla Sindone! Dopo diverse vicende storiche, nell’anno 944 la Sindone si trova in mano al sultano arabo di Edessa quando in seguito ad uno stretto assedio i Bizantini riescono a farselo consegnare, e la teca contenente il sacro lino giunge a Costantinopoli. Nell’XI-XII secolo d.C. anche i documenti scritti segnalano la presenza della Sindone a Costantinopoli: se ne parla nei cataloghi delle reliquie che si conservavano presso la corte imperiale e in altre testimonianze. Nel 1080 Alessio I Comneno chiede l’aiuto a Enrico IV imperatore e a Roberto di Fiandra per difendere le reliquie raccolte a Costantinopoli, specialmente “le tele rinvenute nel sepolcro, dopo la risurrezione”. Nel 1147 Luigi VII di Francia venerò la Sindone a Costantinopoli. Nel 1171 Manuele I Comneno mostrò ad Amalrico, re dei latini di Gerusalemme, le reliquie della passione, tra le quali la Sindone. E infine, Robert de Clary, cronista della IV crociata, scrisse che “prima della caduta della città, 12 aprile 1204 in mano ai crociati ocidentali, la Sindone veniva esposta ogni venerdì nella Chiesa di S. Maria delle Blacherne” e che su quel telo la figura di Cristo era chiaramente visibile! “ma – aggiunge – nessuno sa ora cosa sia avvenuto del lenzuolo dopo che fu saccheggiata la città”. Dunque, per molti anni, prima dell’arresto dei Templari in Francia, la Sindone fu venerata segretamente dall’Ordine. La testimonianza di ciò venne fuori dopo il loro arresto, quando tra tante accuse infamanti mosse ai Fratelli del Tempio per l’eresia, una era proprio quella di “culto segreto a un volto di un uomo con la barba e i cappelli rossi. E non solo! Esiste anche la documentazione molto veritiera: “Nell'anno 1287 un giovane di buona famiglia del meridione francese, chiamato Arnaut Sabbatier, chiese e ottenne di entrare nell'ordine religioso e militare dei templari: qualcosa che nella società del tempo costituiva un gran privilegio sotto molti punti di vista. Nato a Gerusalemme poco dopo la prima crociata, con la missione di difendere i cristiani di Terrasanta, quello del Tempio diventò ben presto l'ordine più potente e illustre del medioevo cristiano. Durante la sua cerimonia d'ingresso, dopo aver preso i tre voti monastici di povertà, obbedienza e castità, il precettore condusse il giovane Arnaut in un luogo chiuso, accessibile ai soli frati del Tempio: qui gli mostrò un lungo telo di lino che portava impressa la figura di un uomo e gli impose di adorarlo baciandogli per tre volte i piedi.” Questa testimonianza proviene dai documenti del processo ai templari ed è quasi sconosciuta agli storici poiché rappresenta una goccia nel mare per chi debba studiare le intricatissime vicende di quel grande complotto innescato nel 1307 dal re di Francia Filippo IV il Bello ai danni del Tempio! Questo quanto riguarda i dati storici. Adesso vediamo i dati tecnici. Dopo aver effettuato le diverse analisi, pochissimo divulgate, (a differenza di quelli al C14), sono venuti alla luce i seguenti risultati: nel lenzuolo c’è stato avvolto un corpo in rigor mortis; le macchie di sangue si sono formate in seguito della sua deposizione sul lino, ma non vi furono alcune tracce ne di decomposizione del sangue o tessuti corporei ne dello strascinamento, come avviene sempre quando si viene a smuovere il corpo con attorno le macchie di sangue, in poche parole, come se il corpo si fosse volatilizzato dall’interno del lenzuolo trapassandolo; l’immagine formatasi sulle fibre di lino è assente sotto le macchie di sangue, quindi si è formata dopo che il sangue s’impregnò nelle fibre; questa immagine non è un dipinto e nemmeno una bruciatura, bensì la parziale disidratazione delle fibre che si potrebbe ottenere con i raggi simili a laser, solo che per ottenere questo effetto ci vorrebbe un dispositivo in grado di irradiare i raggi a 360°, che nel giorno di oggi la scienza non possiede! Jacques De Molay: Nacque fra il 1240 e il 1250, figlio del nobile burgundo Jean de Longwy e della figlia del Sire di Rahon. Degli anni d'infanzia di Giacomo non si hanno notizie certe. Nel 1265 Giacomo venne accolto nell'ordine dei Templari a Beaune. A condurre le cerimonie di noviziato furono Ymbert de Peraudo e Amalric de Ruppe. Soltanto a partire dal 1270 il nome di Giacomo di Molay riaffiora in Outremer, nome con cui in quei tempi veniva chiamata la Terra Santa. Nel 1285 Giacomo di Molay venne nominato Conte di San Giovanni d'Acri, ma nel 1290 si stabilì a Cipro e pertanto non poté partecipare alla difesa di San Giovanni d'Acri nel 1291. Dal 1294 ricoprì la carica di capo dell'Ordine. Nel corso del processo ai Templari del 1307 fu sottoposto a tortura avallando le tesi dell'accusa e quindi condannato alla prigionia a vita. Si ipotizza che i graffiti nella torre del Castello di Chinon fossero opera di Jacques de Molay ed eventualmente di Geoffrey de Charnay durante la loro prigionia. L'Ordine dei Templari fu definitivamente soppresso dalla Chiesa Cattolica nel 1308. In seguito Jacques de Molay ritrattò le sue dichiarazioni. Ciò lo condannò al rogo assieme al compagno di prigionia Geoffrey de Charnay. Il rogo fu consumato a Parigi sull'isola della Senna detta dei giudei, nei pressi di Notre Dame, il 18 marzo dell'Anno Domini 1314. Confronto: Nel 1204, prima della IV crociata la Sindone non solo già esisteva, ma si sa di sicuro che si trovava a Costantinopoli. Nel 1287 Arnaut Sabbatier la vede e la tocca(bacia i piedi per tre volte) durante il rito post investitura. Jacques De Molay nasce 36-46 anni dopo che la Sindone cade nelle mani degli occidentali della IV crociata nella quale i Templari nemmeno partecipano. Quando Jacques viene arrestato, dal 1307 e fino al 1314, Arnaut Sabbatier da la testimonianza della sua investitura avvenuta nel 1287, ben 20 anni prima del vergognoso complotto! E adesso ditemi voi, come può essere di Jaques de Molay l’impronta sulla Sindone, e soprattutto, i suoi presunti realizzatori medievali dove hanno procurato il dispositivo laser che irradia i raggi a 360°??? E già! La verità è una sola, ma è occultata da talmente tante menzogne, che cercarla è come avventurarsi in un labirinto sotterraneo buio, pieno di vicoli ciechi, e di insidie di ogni genere antiche e moderne! Non per nulla nelle Cattedrali gotiche più importanti sono impressi dei labirinti a forma di cerchio, nel centro dei quali troviamo diversi disegni: una rosa, un sole con il Cristogramma, ma il labirinto più esplicito lo troviamo ad Alatri(Fr), racchiuso in un ambiente che oggi appare come un cunicolo, o intercapedine. E lì in quel cunicolo, sopra una parete volta a mezzogiorno, campeggia l’affresco con il Labirinto ed il “Cristo in Gloria” al suo centro! Perché Dio, disceso sulla terra in Cristo Gesù, portò la Suprema Verità, ma l’umanità non la volle accettare allora, crocifiggendo il Figlio di Dio, non volle accettarla nel medioevo, mettendo al rogo chi l’aveva riportato alla luce tramite gli studi, e continua a non accettarla oggi, diffondendo le false notizie, presentandole come le scoperte sensazionali…. Ma Gesù disse “Nulla vi è di nascosto che non sarà svelato”! la Verità non può morire, appartiene all’eternità!

martedì 15 giugno 2021

Mons. Adeodato Mancini

 

Mons. Adeodato Mancini 

sei anni fa ritornava alla Casa del Padre, mons. Adeodato Mancini, vescovo, monaco e apostolo della carità

 

Il 15 giugno 2015 moriva mons. Adeodato Mancini, episcopo missionario ecumenico, schimamonaco, orientalista, docente dell’Università U.S.E.D.E.I. di Torino, cultore di Patristica e della vita dei padri del deserto nonché universalmente riconosciuto come il massimo esperto storico degli ordini cavallereschi, ultimo discendente dei Marchesi di Ausignano, cultore della vita dei padri del deserto, fondatore a Incisa Scapaccino (AT) del Monastero della Sacra Famiglia, nonché rifondatore dell’O.M.T. (Ordine Monastico Templare) della Pietà del Pellicano, patrimonio ereditario della Casata Mancini Marchesi d’Ausignano, del quale è stato ultimo Monarca dell’Ordine, non avendo eredi maschiL’antico Ordine della Pietà del Pellicano, rilanciato da Mons. Adeodato, è un Ordine Monastico Cavalleresco, che associa sia laici (maschi e femmine) che ecclesiastici, ed era articolato su novantanove Ordini, operanti nel mondo, con rispettivi Magisteri tutti guidati da Governatori e Dux Regis Cristiani che seguono i dettami e la regola spirituale di San Bernardo di Chiaravalle. 

Mons. Adeodato è ricordato, oltre che per la sua multiforme capacità organizzativa, soprattutto per il suo amore per i poveri e gli ultimi, tanto che spesso andava col suo camper a cercare i “barboni” e “senzatetto” per portargli un piatto di pasta, vestiario e generi di prima necessità. Per il suo essere stato un apostolo della carità, Adeodato è ricordato con venerazione da tutti coloro che lo hanno conosciuto, tanto che a seguito di una procedura di glorificazione presso il Tribunale Nazionale Ecclesiastico della Chiesa Ortodossa Italiana, verrà accolto tra i santi della nostra Chiesa, col titolo di Venerabile, in una Liturgia di Glorificazione che si terrà a Saluzzo (CN) il 3 luglio prossimo. Durante detta liturgia, che sarà officiata dall’Arcivescovo Metropolita mons. Filippo Ortenzi, verranno ascoltate diverse testimonianze sulla vita del santo, come alcune figure importanti della nostra Chiesa che lo hanno seguito per decenni e la giornalista Ada Cosco che lo frequentò per anni e ne ha promosso la postulazione.

ascoltate

RadioOrtodossa


sabato 8 maggio 2021

Festa della mamma

 FESTA DELLA MAMMA


Nel giorno della festa della mamma pubblichiamo la bellissima poesia dedicata alla Mamma scritta dal cav. Francesco Russo, barone di Cortimpiano e marchese di San Lorenzo, Gran Priore Internazionale della Confraternita dei Cavalieri Templari Ugine dei Pagani.


cav. Francesco Russo

giovedì 6 maggio 2021

E' nata RADIO ORTODOSSA

                                                                            E' nata 




Su iniziativa del dott. Prof. Massimo Giusio, scrittore, teologo, saggista, sociologo delle religioni, direttore didattico dell’UNISAG (Università San Giovanni Crisostomo) e corepiscopo della Chiesa Ortodossa Italiana è nata Radioortodossa, che trasmette via web su www.radioortodossa.it e la cui App si può scaricare anche sul cellulare https://share.xdevel.com/player/2576

Radioortodossa è la prima e più importante radio per i cristiani ortodossi di tutta Italia, che credono nell'unità dei cristiani e nella spiritualità d'Oriente. 24 ore al giorno di ascolto e di incontro con chi crede, chi possiede già la fede o chi vuole avvicinarsi alla storia preziosa del Cristianesimo d'Oriente ed alle sue forme religiose, artistiche e culturali. Aiuto, ecumenismo, e dialogo rispettoso col mondo cattolico, assistenza e sostegno a persone e famiglie e speranza nel futuro sono le nostre parole d'ordine. Convegni, dibattiti, interviste, musica, rubriche e dirette con gli ascoltatori, con riti, rosario e liturgie in italiano e in rumeno.

Radioortodossa è presente anche su facebook (www.facebook/Radioortodossa-105578568311104) per maggiori informazioni si può scrivere alla radio tramite il form presente sul sito o mandando un messaggio WhatsApp al numero 3884033355.


giovedì 25 marzo 2021

Sinassi dell'Arcangelo Gabriele

Sinassi dell'Arcangelo Gabriele

Oggi 26 marzo si festeggia la Sinassi dell'Arcangelo Gabriele, scelto per annunciare il divino, soprannaturale e ineffabile mistero dell'Incarnazione del Verbo di Dio alla Vergine Santissima. 
L'Arcangelo Gabriele è anche patrono della Confraternita dei Cavalieri di San Grabriele Arcangelo della quale è Gran Priore padre Stefano Garzino, parroco della Chiesa di santa Caterina di Alessandria con sede in Saluzzo (CN) - via santa Caterina. 


Nella foto padre Stefano Garzino, un prete operaio (è operaio metalmeccanico) che, con grande spirito missionario, che sta magnificamente creando una numerosa comunità nella terra (il cuneense) dove la nostra Chiesa ha avuto i natali.

sabato 13 marzo 2021

Fratel Elia un missionario al servizio dei poveri

Fratel Elia un missionario al servizio dei poveri




Fratel Elia (al secolo Vittorio Favazzo) è stato nominato responsabile della Missione “Sant’Elia, lo speleota”, dedicata a un santo ortodosso greco-calabro del IX secolo nato a Reggio Calabria e morto a Melicuccà. In questa cittadina (Melikukià  in grecanico o greco-calabro), nata intorno alle grotte dove vivevano sant’Elia e i monaci che lo avevano seguito e che ha dato i natali a due santi ortodossi calabresi: san Luca il Grammatico e san Nicodemo l’umileè presente una grotta, dove ha vissuto il santo, che è ancora meta di pellegrinaggi devozionali sia da parte dei fedeli ortodossi che di quelli cattolici. Fratel Elia, diacono “eletto” della Chiesa Ortodossa Italiana, è un personaggio molto noto nella città di Reggio Calabria, dove da anni fa apostolato tra i poveri, gli indigenti e i senzatetto. Nativo di Messina, all’età di diciannove anni era a Roma per seguire degli studi di comunicazione e intraprendere la professione di regista e documentarista, quando venne a contatto con le baraccopoli esistenti nella periferia della Capitale. Ne rimase fortemente impressionato, come lo fu il film del regista Franco Zeffirelli: “Fratello Sole, Sorella Luna” che gli fece conoscere la spiritualità francescana. Si deve alla visione di questo film la decisione di dedicare la sua vita alla preghiera e all’aiuto dei bisognosi perché, come sostiene: “nasciamo polvere, ma non dobbiamo morire polvere. Dobbiamo vivere per il bene agli altri, dare il bene è infinitamente meglio che riceverlo. Questo diventa un precetto di vita materiale e spirituale: dobbiamo capire le necessità degli altri per fornire loro un aiuto”. Per seguire questa vocazione fratel Elia ha cominciato ad andare negli Ospedali per consolare gli ammalati, evangelizzare ed aiutare i poveri. Per essere vicino aglultimi, comprenderne i bisogni, condividerne la vita e portare a loro la parola di Gesù, per sua scelta, è vissuto tra i più poveri di Palermo, condividendone le difficoltà, vivendo con loro per strada e dormendo sulle panchine o nei prati. Questa esperienza ha rafforzato la sua fede, tanto che ci ha detto: “nella povertà c’è amore, c’è spiritualità, c’è un rapporto più diretto con Gesù”. Animato da profondo spirito ecumenico, fratel Elia, pur facendo parte della Chiesa Ortodossa Italiana di mons. Filippo Ortenzi, collabora anche con le altre realtà cristiane tanto che spesso lo troviamo a servire alla mensa del Convento di San Francesco di Reggio Calabria, ad aiutare gli immigrati e i “barboni” reggini, accompagnare i disabili dal dottore e a collaborare con la locale comunità greco-ortodossa. La sua forte spiritualità lo ha portato ad intraprendere numerosi pellegrinaggi (tra i quali: Tindari, Assisi e Santiago di Compostela), rigorosamente a piedi, perché, come sostiene: “muovendosi a piedi si ha l’opportunità di parlare, conoscere, approfondire. E poi il cammino non è altro che l’immagine di un cammino più grande verso la fede”.



 E’ un personaggio particolare, un uomo che vive il cristianesimo in puro spirito evangelico, lontano dalle idee materialiste del “politicamente corretto” proprie della nostra società secolarizzata.

mercoledì 10 marzo 2021

11 Marzo – San Giacomo de Molay

 

11 Marzo – San Giacomo de Molay

 ultimo Gran Maestro Templare



patrono della  Confraternita Templare san Giacomo de Molay


Il 27 luglio 2014, dopo meno di un mese dalla fondazione, la Chiesa Ortodossa Italiana, a Marta (VT),  nella Chiesa di Santa Maria delle Grazie - Sito Templare di Castell'Araldo ha provveduto alla glorificazione di san Giacomo de Molay (Jacques de Molay), ultimo Gran Maestro dei Poveri Cavalieri di Cristo e del Tempio di Gerusalemme. 


Marta (VT)





https://twitter.com/Chiesa_O_I/status/1369893827738275843



Non Nobis Domine
cantato da Marcello de Angelis
video di Gianluca Procaccini
per gentile concessione degli autori