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domenica 22 marzo 2020

Il Corpo UNITAU-SOMA sotto l'omoforio della Chiesa Ortodossa Italiana

Il Corpo UNITAU-SOMA 
sotto l'omoforio della Chiesa Ortodossa Italiana

Il Corpo U.N.I.T.A.U. - S.O.M.A. (Unione Nazionale Internazionale Territoriale Aiuti Umanitari- Supreme Order of St Michael the Archangel)  associazione di solidarietà sociale ed aiuti umanitari, operante in vari paesi del mondo (Italia, Serbia, Camerun ecc.) del quale è Gran Maestro il N.H. padre Michael Chieti Falco e Gran Cancelliere sir Bismark Epoh Enongene è stata riconosciuta quale confraternita laica di fedeli dalla Chiesa Ortodossa Italiana, il cui Metropolita mons. Filippo, arcivescovo di Roma, ne ha assunto la guida spirituale e l'Arci-Cappellania. La sede centrale dell'organizzazione è a Riccione (RN) in via Umberto Giordano, 7/c - email: segreteria.unitau@gmail.com


sabato 21 marzo 2020

Solidarietà dalla Chiesa Apostolica di Tradizione Ortodossa della Columbia

Solidarietà dalla  
Chiesa Apostolica di Tradizione Ortodossa 

Arzobispo Josué

Allegatilun 16 mar, 18:16 (5 giorni fa)
me
IL SUO REVERENDINST EMINENCE ++ VLADYKA FILIPPO ORTENZI.
ARCIVESCOVO METROPOLITE.
CHIESA ORTODOSSA ITALIANA.

Amato Fratello:

Con la presente, NOS ++ VLADYKA JOSUÉ, a nome della nostra CHIESA APOSTOLICA, TRADIZIONE ORTODOXA - IATO, esprime la nostra solidarietà e le nostre condoglianze per le persone che hanno perso la vita nella sfortunata situazione causata dal fenomeno virale del COVID 19 (Coronavirus ) nel nostro paese fratello Italia.

Alleghiamo un documento a questa email che esprime i nostri sentimenti più profondi.

Dio sia con te e ti protegga.

S.E.R. + + VLADYKA JOSUÉ
PRIME ARCHBISHOP
TRADIZIONE DELLA CHIESA APOSTOLICA ORTODOXA - I.A.T.O.

lunedì 16 marzo 2020

Dal Coronavirus all'AMOREvirus



Dal Coronavirus all'AMOREvirus



S'inoltra la preghiera che Don Francesco Russo, barone di Cortimpiano e marchese di San Lorenzo, Gran Priore della Confraternita dei Cavalieri Templari "Ugone dei Pagani", poeta e scrittore di Pagani (SA), ha scritto su richiesta della Metropolia della Chiesa Ortodossa Italiana  per invocare l'intervento e la protezione divina contro il coronavirus. Diplomato in Innografia all'Accademia Ortodossa San Nicodemo L'Aghiorita, don Francesco Russo, persona di grande spiritualità nonché apprezzato scrittore e poeta, sia in lingua che in vernacolo paganese, è l'innografo ufficiale della Chiesa Ortodossa Italiana e si inserisce nel solco di una tradizione antica (nel Vecchio Testamento sono molto apprezzati i Salmi) molto apprezzata dall'Ortodossia che ha avuto numerosi innografi (detti anche melodisti o salmisti), tra i quali ricordiamo i Santi: Efrem il siriano, Giuseppe l'innografo, Kassiano l'innografo, Romano il melodista ecc. In questo momento dove l'Italia intera è in reclusione involontaria e nel quale il male si aggira nelle nostre contrade è bene ricordarsi di rivolgersi a Dio in una comune preghiera perché, come è scritto nell'invocazione che pubblichiamo, passato il coronavirus i nostri cuori siano infettati dal virus dell'AMORE fraterno e cristiano.
Anche i nostri fratelli della Chiesa Ortodossa Autonoma d'Africa stanno pregando per noi e ci sono vicini in questo triste momento.
Cristo è in mezzo a noi.


mercoledì 11 marzo 2020

Preghiera a San Michele Arcangelo contro i contagi

Preghiera a San Michele Arcangelo 
contro i contagi



O gloriosissimo S. Michele, principe della celeste milizia, in questi tempi di singolare tribolazione a Te ricorriamo, ancorché indegni, per chiedere trepidanti aiuto e protezione nell'ora della prova: Tu che salvasti Roma dalla peste dopo le molte preci del santo papa Gregorio e del popolo penitente, ed hai sempre soccorso città e regioni scampandole dalla pestilenza, dai terremoti, dalle tempeste, e da altri gravi flagelli, non guardare ai molti nostri peccati e segnatamente all'incredulità dei pastori attuali e all'apostasia del popolo odierno, ma per amore del Nome di Dio, ottienici che l'attuale fiero contagio sia fermato e gli infermi siano subitamente sanati e noi, invocandoti quale ministro singolare della Giustizia divina ma parimenti quale celeste messaggero della Misericordia dell'Altissimo, possiamo già avere in questa vita quella consolazione che non vorrai negarci in morte, per guidarci a vedere un giorno, terminato l'esilio in questa valle di lacrime, il volto beatifico del Padre celeste in compagnia degli angeli e dei santi per l'eternità.

giovedì 5 marzo 2020

TEMPLARI IN CALABRIA.

TEMPLARI IN CALABRIA.
Il mio carissimo amico di fb, Casa Smecca raccolse questa interessante documentazione riguardante la presenza dei Templari in Calabria. Lo condivido volentieri con tutti voi, fratelli e sorelle Templari e non.


"Parlare dei Templari affascina e continuera’ a farlo, vi ricordo che La Calabria assieme alla Puglia facente parte all‘impero Bizzantino diventa anch‘essa un punto di partenza per i santi cavalieri che volevano raggiungere Gerusalemme. Quindi vi faccio intuire il seguito che diventa punto di snodo nonche’ nevralgico durante il medio evo. Sappiate che il casale di Castrovillari, nel 1048 vi era un’ abbazia Cistercense Provinciale, per cui è probabile che proprio da questi posti avrebbero potuto provenire i monaci fuggiti ad Orval. Alcuni studiosi, sulla base di alcuni antichi documenti tuttora esistenti, sostengono che a raggiungere Orval siano stati gli eremitani di Sant’Agostino, capeggiati da Ursus, l’abate che dirigeva l’abbazia della Matina di San Marco Argentano. Pare addirittura che essi avessero trovato, intorno al loro insediamento, qualcosa di interessante che riguardava la “X Legio Fretensis” e il Tempio di Salomone. Ad Orval quei monaci furono fra i precettori di Goffredo da Buglione. Fu lui e suo fratello, quale re di Gerusalemme, a costituire il primo nucleo di cavalieri che qualche anno dopo la sua morte andarono a formare i Templari.  Da una bolla papale risulta che nel 1168 i Templari avevano già una domus a Castrovillari e che tale domus nel 1230 sovraintendeva a tutti i stabilimenti templari calabresi. Nel 1230 Castrovillari risultava come la seconda Capitale Templare nel Regno di Sicilia dopo Messina. Da altre fonti storiografiche e documenti originali tutt’ora esistenti, come un atto testamentario del 1287 conservato nella Biblioteca "Umberto Caldora" di Castrovillari e gli stessi  atti del Processo di Brindisi, risulta che nel territorio di Castrovillari esistevano almeno tre siti templari andati perduti e che uno di essi fosse anche sede del precettorato regionale. Dagli atti del processo brindisino risulta che l'ultimo precettore della domus di Castrovillari venne arrestato il 1307 e in un’altra una bolla risulta che tale domus venne soppressa tra il  1311 e il 1312, assieme a tutto l'ordine Templare. Se siete del posto o calabresi vi invito a visitare questi luoghi antichi e guardarli magari con piu‘ rispetto di prima.....buona serata!!!!"

Feder

giovedì 20 febbraio 2020

E' venuto a mancare Giovanni Trombino, ipodiacono e cavaliere templar

E' venuto a mancare Giovanni Trombino, ipodiacono e cavaliere templare 

Questa notte è deceduto presso l'ospedale ICOT di Latina Giovanni Trombino, uno dei primi fedeli della nostra Chiesa,cavaliere templare e Ipodiacono della nostra Comunità di Latina. Ho conosciuto Giovanni anni fa presso la sede di Confimprese Italia dove firmammo il C.C.N.L. Colf Badanti per dare assistenza contrattuale ad una categoria scarsamente contrattualizzata. Da allora siamo rimasti amici, condividendo le battaglie a favore delle categorie disagiate e, al riguardo si è sempre contraddistinto per le battaglie a favore delle donne delle pulizie, dei senzatetto, dei pensionati e dei diseredati. Se un domani dovrà rendere conto delle opere di carità, Giovanni probabilmente le ha seguite tutte. Quando nel giugno 2014 fondammo la Chiesa Ortodossa Italiana fu uno dei primi ad aderire, tanto da venire ordinato Ipodiacono nel Forte Sangallo di Nettuno (RM) il 21 marzo 2015. 

Sempre a Forte Sangallo nel 2015 ricevette l'investitura di cavaliere templare e nel 2019 ricevette l'incarico di rappresentare la Confraternita Templare San Giacomo del Molay nella provincia pontina. Lo andai a trovare nell'autunno scorso insieme con il Segretario Nazionale del Sindacato Italiano Autonomo SIA-Confsal e, sebbene sul letto attaccato ad una bombola d'ossigeno e con un piede gonfio era ancora animato da spirito combattivo e voleva attivare CAF e Patronato a Latina per seguire quel popolo minuto alla cui difesa aveva dedicato tutta la sua vita. Lo sono andato a trovare, l'ultima volta sabato 8 febbraio u.s. Abbiamo recitato insieme delle preghiere e gli ho impartito il sacramento dell'unzione degli infermi che, purtroppo, nel suo caso è coinciso con una estrema unzione. Era ricoverato nel Reparto Terapia del Dolore e cure palliative, dove vengono portate le persone per le quali non ci sono più speranze di guarigione. Lo spirito però era forte, mi ha chiesto materiale propagandistico perché stava facendo apostolato tra le infermiere, fantasticava di voler aprire una Chiesa e diceva anche di aver individuato il luogo, pensava a come far funzionare l'Opera Ortodossa Mansa dei Poveri, della quale era responsabile di Latina, perché, mi diceva ci stanno tanti poveri che hanno bisogno di un minimo di conforto e di un piatto di minestra. Era sicuro che poteva riprendere quanto prima il suo apostolato perché stava ricoverato in riabilitazione e sarebbe uscito entro un paio di mesi. Fino all'ultimo sognava per il futuro. L'ultima volta che l'ho sentito per telefono, domenica scorsa, nonostante mi avesse assicurato che stava bene l'ho sentito sofferente e con difficoltà a parlare. Purtroppo i polmoni erano compromessi da anni e non reggevano più. Ignoro i motivi delle sue difficoltà respiratorie che lo hanno portato alla morte, forse le sigarette che fino a qualche anno fa fumava o forse è una conseguenza dell'attività lavorativa presso la Centrale Nucleare di Latina prima della sua chiusura. 
Qui sopra riportiamo la foto dell'ipodiacono Giovanni Trombino in servizio liturgico presso il Santuario della Santissima Trinità di Valle Paradiso, insieme al sottoscritto e a mons. Antonio Berardo, vescovo di Ravenna.


Mons. Filippo Ortenzi
Arcivescovo Metropolita della Chiesa Ortodossa Italiana
Gran Priore della Confraternita Templare San Giacomo del Molay

martedì 11 febbraio 2020

Custodi della luce

Custodi della luce

Ed ecco a voi il mio ennesimo quadro templare! Si intitola "Custodi della luce". Un paesaggio vago al chiaro di luna, avvolto nella nebbia fitta che rende tutto spettrale e indefinito. Su un colle di sottofondo sorge una rovina di Cattedrale gotica, una volta maestosa ed imponente, che adesso è quasi distrutta, priva di tetto, con le torri mozze. Il simbolismo di tale paesaggio si riferisce allo stato in cui si trova oggi la fede cristiana. Cioè nel totale smarrimento, con le idee confuse e senza più punto di riferimento, dove il male viene presentato come il bene e il bene come il male, e tutto ciò in cui si è creduti fino a poco fa, crolla a pezzi. Ma in questo ambiente sinistro c'è una luce, data dal fuoco acceso dai due cavalieri Templari che dopo un lungo ed estenuante cammino attraverso i secoli, decisero di fare una sosta. Sono due con un solo cavallo. Il simbolismo che richiama il famoso "Sigillum", solo che i cavalieri non cavalcano l'unico cavallo, ma quest'ultimo è stato impegnato nel trainare un carro di legno, carico di un misterioso baule. Un carico talmente prezioso, che i cavalieri sono scortati dai due cani pastori abruzzesi, uno dei quali, salito sulla punta di una torretta di recinzione, veglia sul paesaggio circostante, mentre il secondo veglia sul carro, dal quale il cavallo adesso è slegato per farlo pascolare e abbeverare da uno dei cavalieri. Cosa c'è nel baule? Il tesoro? Le reliquie cristiane come ad esempio il Graal? Oppure l'archivio segreto dell'Ordine? Solo a chi lo trasporta è dato conoscere il suo contenuto! Ciò che è importante, è che il fuoco da loro acceso, porta un getto di luce, di chiarezza, e anche di calore in quella valle inumidita dalla nebbia notturna. Il fuoco è la conoscenza, la verità, il punto di partenza e di arrivo, ed appartiene alla fede templare, autentica, senza sotterfugi ne tornaconti, la fede che va gelosamente custodita dai guardiani fedeli ( i pastori abruzzesi), pronti a difenderla fino alla morte! In un'epoca di confusione, di incertezza, di scristianizzazione, i depositari del vero credo sono davvero pochi, ma finché ci sono, la presenza di Cristo in mezzo agli uomini è ancora garantita. E questi pochi, le scintille di fuoco nell'oscurità si chiamano TEMPLARI! +++nnDnn+++


Olga Federica Pagliani
Diaconessa della Chiesa Ortodossa Italiana
Dama Templare
Precettore Confraternita Templare San Giacomo de Molay di Cosenza

domenica 2 febbraio 2020

San Biagio di Sebaste

San Biagio di Sebaste 

San Biagio di Sebaste, santo ortodosso armeno dell'Anatolia (Turchia)

Il tre febbraio viene commemorato San Biagio, medico e vescovo ortodosso armeno di Sebaste, (capitale della Provincia Romana dell'Armenia prima). morto martire nel 316 d.C. a causa della persecuzione dell'imperatore Licinio. Il suo martirio fu particolarmente cruento, essendo stato scorticato vivo con dei pettini di ferro (quelli usati per cardare la lana) ed infine decapitato per essersi rifiutato di rinnegare la fede cristiana. Si narra che durante il suo apostolato operò numerosi miracoli, il più noto dei quali è l'aver salvato un ragazzo da una lisca di pesce conficcata nella trachea ed è per questo che viene invocato per i mali alla gola, tanto che in detto giorno si svolgono i riti della benedizione della gola con candela unta con myron. E' venerato sia nel mondo ortodosso che in quello cattolico ed è anche il patrono del mio paese, Marta (VT), ed io, al pari di tutti i miei concittadini sono stato sempre molto devoto a questo Santo (localmente detto San Biacio). Nel 732, mentre le orde islamiche dilagavano in Anatolia, le reliquie del Santo furono tolte dalla cattedrale di Sebaste per essere portate a Roma, ma una tempesta portò la nave a Maratea (PZ), dove sono, per la maggior parte (altre sono state disperse in varie località) conservate nella Basilica di Maratea, sul Monte San Biagio.

Raccontata brevemente la storia di San Biagio, vescovo armeno ortodosso e Martire, vorrei soffermarmi sulla città e la nazione della quale era vescovo.
Come è noto la nostra Chiesa, da tempo sta denunciando l'invasione afroislamica nel nostro Paese ed il conseguente pericolo di sostituzione etnica del nostro popolo. Al contrario le sinistre mondialiste ed antinazionali, la Chiesa CattoComunista Vaticana (che seguace del loro dio, non Uno e Trino ma uno e Quattrino pensano più a difendere il business dell'accoglienza che le radici cristiane del nostro popolo e la Fede in Cristo Risorto) e  il plutocapitalismo cosmopolita (dove 8 famiglie hanno un reddito pari ai 3 miliardi di abitanti più poveri del nostro pianeta, e questi otto hanno tutti qualcosa in comune: sono liberal di sinistra, favorevoli alla globalizzazione, membri di gruppi mondialisti come la Trilaterale ed il Bildemberg, massoni e tralascio di dire di che religione maggiormente sono per non apparire antisemita) difendono dette invasioni in nome di un bonismo peloso e schiavista.

Qui sopra è riportata la cartina dell'Armenia storica e, come ben vedete comprendeva prevalentemente territori oggi facenti parte della Turchia. La stessa Sebaste, antica capitale dell'Armenia e della quale è stato vescovo San Biagio, oggi è una città turca, denominata Sivas, capoluogo della provincia di Usak (Anatolia Centrale). Le chiese e le tracce del cristianesimo che qui fu fiorente e vivo per secoli sono state nascoste, se non distrutte. E gli armeni che ivi vi abitavano che fine hanno fatto?  Per secoli perseguitati e discriminati dall'impero ottomano come infedeli, gli armeni hanno subito, più degli altri popoli cristiani dell'Anatolia (romei o romani di lingua greca, siriaci ed assiri) quello che loro chiamano Medz Yeghern (grande crimine) dove i turchi, tra il 1915 ed il 1916,  nel nome dell'Islam cercarono di sterminare tutti gli infedeli dell'Anatolia, trucidando oltre un milione e mezzo di armeni. Approfittiamo della commemorazione di San Biagio per ricordare ai cristiani come  in tale territorio le popolazioni cristiane sono state sterminate da quella che Papa Francesco ha definito "una religione di pace" ...
mons. Filippo Ortenzi

lunedì 27 gennaio 2020

ROMA - Christian Day

ROMA - Christian Day
Sabato 25 gennaio, giorno nel quale la cristianità ricorda la conversione di Paolo di Tarso sulla via di Damasco si è svolta a Roma un'imponente manifestazione (il Christian Day) in difesa dei valori cristiani messi in discussione dalla crescente secolarizzazione e scristianizzazione della società, dalla strisciante islamizzazione favorita da una politica suicida nei confronti dell'invasione afro-islamica e dalla ridicolizzazione del cristianesimo e blasfemia dilagante (Il Cristo pedofilo pubblicizzato dal Comune di Roma per le sue attività museali, Neflix che ha fatto una fiction con un Cristo omosessuale a capo di un branco di Apostoli ubriaconi, il crocifisso nell'urina esposto a Bologna ecc.).
A questa manifestazione, alla quale hanno partecipato migliaia di persone provenienti da diverse parti d'Italia, erano state invitate tutte le organizzazioni cristiane, ma oltre la Chiesa Ortodossa Italiana ed un'altra piccola realtà autocefala, hanno aderito soltanto varie comunità evangeliche, per lo più pentecostali, che hanno accolto l'invito mosso loro dal pastore Adriano Crepaldi, presidente dell'Alleanza Cristiana Evangelica, nonché esponente di Fratelli d'Italia. Si è notata la completa assenza di movimenti cattolici, evidentemente non autorizzati a partecipare all'evento dalla filo-immigrazionista Chiesa Catto-Comunista Vaticana ...Nel suo intervento il nostro Metropolita mons. Filippo Ortenzi ha denunciato l'islamizzazione di varie zone di Roma (es. Tor Pagnotta ribattezzata la Banglanella) e ricordato come la sostituzione etnica non è una tesi campata in aria perché già verificatasi in altri Stati, come l'Egitto, dove gli egiziani (copti) sono discriminati dalla maggioranza, discendente degli invasori arabi (semiti e non camiti come gli egizi) sia come autoctoni che come cristiani, tanto che il loro Stato si chiama Repubblica Araba d'Egitto e la legge islamica (sharia) è una delle fonti del diritto.  Il discorso completo del nostro Arcivescovo Metropolita verrà pubblicato sul canale YouTube della Chiesa dal nostro portavoce Padre Stefano Capponi che ha ripreso l'evento.
Sotto riportiamo alcune foto della manifestazione:


sabato 18 gennaio 2020

Per un mondo migliore

Per un mondo migliore
Per un mondo migliore è il titolo di un libro scritto dal dott. Italo Valente nel quale, partendo degli insegnamenti biblici individua quale mezzo di elevazione dell'uomo e salvezza dell'umanità quella di seguire la strada indicataci da Dio perché: "l'uomo non può giustificare la sua condotta malvagia adducendo che non può fare altrimenti." perché "L'uomo è artefice della propria salvezza o della propria rovina."
Il dott. cav. ing. Italo Valente, barone di Castel Cicala è uno scrittore di narrativa e saggistica, giornalista pubblicista e poeta  attivamente impegnato nella vita artistica e culturale che ha presentato e illustrato, attraverso scritti e opere monografiche, l'opera di tanti pittori e poeti. Per le sue numerose attività è stato insignito di varie onorificenze e premiato con trofei, coppe, targhe, medaglie, attestati e diplomi da parte di Accademie, Istituti e Istituzioni Artistiche e Letterarie. Tra le onorificenze ottenute, ricordiamo quella di Commendatore al merito dell'Ordine della Corona Normanna e di Cavaliere del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio (del Regno di Spagna). E' anche fondatore e direttore del periodico d'attualità e cultura "Noi e gli altri" e Presidente dell'omonimo Premio Letterario. Uomo di profonda fede religiosa, tra le opere scritte ricordiamo anche: I sacramenti nella liturgia e Sull'esistenza di Dio. Ha frequentato anche il cCorso per Diaconi permanenti presso la Curia dell'Arcidiocesi cattolica di Salerno. Amico della nostra Chiesa Ortodossa Italiana (www.chiesa-ortodossa.com) è Luogotenete Gran Priore Internazionale della Confraternita Templare "Ugone dei Pagani"
E' proprio nella sua veste di Luogotenente di detta Confraternita, diretta magnificamente dal cav. Francesco Russo, barone di Cortimpiano e marchese di San Lorenzo che il nostro è stato uno degli artefici del processo di glorificazione di Sant'Ugone dei Pagani, cavaliere normanno di Nocera Paganorum nonché fondatore e primo Gran Maestro dell'Ordine dei Poveri Cavalieri di Cristo e del Tempio di Gerusalemme (Templari), morto martire in Terra Santa mentre combatteva contro le orde islamiche, canonizzato quale Santo e Martire della Fede dalla Chiesa Ortodossa Italiana nel settembre 2016 nel Castello di Petroro - Todi (PG). 
Nella foto i cavalieri templari Francesco Russo e Italo Valente con l'Icona di Sant'Ugone dei Pagani


Mons. Filippo Ortenzi
Arcivescovo Metropolita della Chiesa Ortodossa Italiana

mercoledì 15 gennaio 2020

15 gennaio - Compleanno di Padre Nilo

15 gennaio - Compleanno di Padre Nilo
Padre Nilo (al secolo Alfredo Mancuso)

La Chiesa Ortodossa Italiana formula i migliori auguri a Padre Nilo (al secolo cav. Alfredo Mancuso), parroco di San Silvestro Protomartire di Cosenza, protosincello della Diocesi Ortodossa del Mercurion, Guardia d'Onore alle Reali Tombe del Pantheon, Gran Priore Vicario e Priore della Calabria della Confraternita Templare San Giacomo de Molay.
Padre Nilo è un esempio di dedizione alla Chiesa ed al Templarismo e un faro di aggregazione e spiritualità per l'Ortodossia calabrese.

martedì 17 dicembre 2019

Diploma di Innografo a Don Francesco Russo, barone di Cortimpiano e marchese di San Lorenzo

Diploma di Innografo a Don Francesco Russo, barone di Cortimpiano e marchese di San Lorenzo


Innografo è colui che scrive inni religiosi e Sua grazia don Francesco Russo di Cortimpiano e di San Lorenzo,  persona di grande spiritualità è uno di questi. L'Inno (dal greco hymnos) è un canto di lode, adorazione e preghiera rivolto a Dio, alla Madonna e ai Santi e, in tale campo don Francesco è un esperto, come dimostra l'inno composto per la festa della Santa e vivificante Croce che riportiamo qua sotto.




Questo riconoscimento, unico concesso da una struttura accademica della nostra Chiesa, pone don Francesco nel solco di una tradizione antica (nel Vecchio Testamento sono molto apprezzati i Salmi) molto apprezzata dall'Ortodossia che ha avuto numerosi innografi (detti anche melodisti o salmisti), tra i quali ricordiamo i Santi: Efrem il siriano, Giuseppe l'innografo, Kassiano l'innografo, Romano il melodista ecc. 




mercoledì 11 dicembre 2019

Storia: Il dossier di Goffredo de Buglione, il primo re di Gerusalemme


Storia: IL DOSSIER DI GOFFREDO DE BUGLIONE, IL PRIMO RE DI GERUSALEMME.

Il dossier di Goffredo De Buglione, il primo re di Gerisalemme




Cavaliere Alfredo Mancuso Messaggero di Pace,, Gran Priore Vicario della Confraternita Templare di San Giacomo de Molay.
Priorato della Calabria.
Maertedì 17 Ottobre 2017 *



Dagli archivi storici.

Goffredo di Buglione, duca di Lorena Signore delle Ardenne, difensore del Santo Sepolcro.
Goffredo di Buglione è stato il primo re di Gerusalemme, dopo la liberazione dei santi luoghi del dominio musulmano. Naturale della Borgogna, Goffredo, nella sua persona fu considerato l’ideale cavalleresco di consegna e obbedienza alla Chiesa.


Il suo esempio sarebbe stato divulgato come esempio per i cavalieri europei, divertenti nella lotta sterile, mentre altri sub ordinati con le loro virtù guerriere a beneficio dei più deboli, Cristiani di terra Santa. Nato a boulogne-sur-mer nel 1060, figlio di Eustachio II, Conte di Borgogna, e di Ida, figlia di Goffredo il barbuto, duca della bassa Lorena. Goffredo, come vassallo del Sacro Romano Impero Germanico, ha sostenuto le conclusioni di Henry IV° nella guerra delle investiture contro Papa Gregorio VII* (1080-1084). Di cui era erede il giovane Nobile Vallone. Il nuovo Duca della bassa Lorena, di spirito idealista ed estremamente religioso, ha visto agitare il suo interiore davanti alle prediche disposte a recuperare i santi luoghi.
Il Papa Urbano II° supplicava la nobiltà europea perché si convengano a una crociata che permettesse il libero pellegrinaggio dei Cristiani a Gerusalemme, che i principati turchi impedivano con il loro fondamentalismo. Nel 1096, Goffredo, insieme ai suoi fratelli Eustachio e Baldovino, ha preso la croce. Il 15 agosto 1096 un esercito di circa quattro decine di migliaia di crociati si stava dirigendo verso L’ Oriente. Nell’ autunno, i crociati hanno negoziato con il re Coloman per il passaggio libero attraverso il regno Ungherese. L’ esercito è passato con una severa disciplina, a differenza del contingente popolare che aveva precedentemente seguito a Pietro L’ eremita, che hanno dovuto essere attaccati dai loro saccheggi e aggressione con la popolazione contadina. L’ imperatore bizantino, Alessio I Comneno, ha di truppe al contingente crociato, ma strettamente sorvegliato dalle truppe pechenegas, che facevano il loro lavoro di polizia, fermando i rezagazos e persino uccidendo i crociati che erano atti di saccheggio. Tuttavia, il 23 dicembre, l’esercito di crociati fiamminghi e valloni era nelle periferie di Costantinopoli, la seconda Roma. L’ imperatore voleva evitare che il contingente borgognone si scontrasse con il normanno-Siciliano e il Aquitana. I timori con i bizantini erano costanti. I Cavalieri del Nord furono visti dagli educati greci, come barbari semiselvatici, che in poco tempo si differenziano di coloro che nel secolo V° avevano rovinato la parte occidentale dell’impero romano. Da parte loro, i crociati vedevano in quei greci coltivati, uomini pragmatici, arricchiti dal commercio con L’ Oriente, tolleranti con le altre culture, e sospettosi di tutto l’ideale.
La morte in combattimento era una cosa onorevole per un guerriero tedesco, sì, e si faceva anche per liberare i santi luoghi, il motivo contrae un maggiore onore. Al contrario, i bizantini non consideravano la morte in combattimento come onorevole, nemmeno se si era combattuto per difendere la religione contro le tribù nomadi turche, di religione musulmana. La divergenza di mentalità doveva avere dei problemi. Inoltre, Alessio I, come imperatore bizantino, richiedeva il giuramento dei crociati nella sua marcia verso L’ Oriente. Davanti alla superiorità militare dell’esercito bizantino, i capi della crociata avrebbero dovuto giurare fedeltà all’imperatore. Goffredo, è stato uno di coloro che sono intervenuti a favore del giuramento, per evitare problemi e garantire l’approvvigionamento dei bizantini al loro esercito.


La Crociata era sotto la direzione di Raimondo IV di San-Gilles, Conte di Tolosa, di Boemondo di Sicilia, di Roberto delle Fiandre e di Roberto di Normandia. I crociati hanno affrontato con successo le truppe turche che li hanno fatti fronte, e che in precedenza avevano sterminato i venti mila pellegrini che aveva diretto Pietro l’Eremita. I crociati non avevano un capo effettivo, anche se Raimondo di Tolosa, sottolinea su tutti. Tuttavia, il suo comando doveva essere collegiale per la presenza del Conte di Normandia, capo naturale dei Normanni; quello delle Fiandre, che capo dei Borgognoni; quella di Boemondo, che veniva con i suoi normanni siciliani e in misura minore, Goffredo con I suoi loreneses, a parte i contingenti tedeschi e italiani. Nonostante la divisione in comando, i crociati sono riusciti a sconfiggere i turchi selgiuchidi in Nicea e nella battaglia di Dorylæum (il 1 LUGLIO 1097). La traversata dell’Asia Minore è stata dura. La Penisola Dell’Anatolia era stata spazzata via dagli attacchi dei nomadi turchi e dei contrattacchi bizantini. In quel momento la regione era divisa in piccoli palazzi turchi e armeni cristiani. La principale azione della crociata è stata la ripresa della città di Antioquia. Antioquia è stata una delle antiche città dell’impero, sede di un patriarcato e uno dei centri culturali ellenici. La presa della grande città è stata raccontata con il coraggio di Goffredo e i suoi loreneses che riuscirono a saccheggiare le sue forti mura.


Tuttavia, la presa della città contraddirebbe il problema di non restituire Antiochia all’impero, apparenza all’imperatore, che vedrebbe, come i crociati non sarebbero vassalli suoi, ma si comporterebbero come signori indipendenti di un nuovo potere cristiano nella zona. In Antiochia il potere politico sarebbe nelle mani dei crociati latini, ma condiviso nell’aspetto ecclesiastico con i greci, proimperiales. Goffredo, nel frattempo, si diresse verso Edessa, dove aiutò suo fratello Baldovino a creare un altro signoria latino. Edessa sarebbe il principato più in anticipo dei palazzi che si costituiscono dall’irruzione dei crociati. In questo caso, Edessa, la più esposta all’interno musulmano, avrebbe la minima presenza di cavalieri franchi, ma a sua volta sarebbe la più orientalizata signoria per la collaborazione con i franchi della popolazione armena cristiana. Di ritorno ad Antiochia, ha partecipato Roberto, duca di Normandia, al consiglio d’arbitrato organizzato per riconciliare la forte rivalità tra Boemondo e Raimondo di Tolosa. Dopo il 23 novembre 1098, i provenzali lasciarono Antiochia con Raimondo, ma Goffredo di Bouillon e Roberto, Conte delle Fiandre, iniziarono la marcia verso Gerusalemme alla fine di febbraio 1099. Dopo l’assedio di Gibel, l’esercito ebbe la prima vittoria ad Arka (il 12 marzo), dopo un percorso di successo che ha dato loro il possesso delle principali città della costa levantina, come Tripoli e Beirut.


Il 7 GIUGNO, i crociati sono arrivati a Gerusalemme e hanno aperto il sito della città. Il 15 luglio 1099, Goffredo e suo fratello Eustachio hanno messo una torre d’assalto sulle mura, essendo i primi ad entrare in città. La conquista della città è stata fatta in modo sanguinoso, i musulmani furono sterminati e la minoranza ebraica, profuga nella sinagoga principale, lo fu anche per la sua collaborazione con il potere islamico. Solo le minoranze cristiane arabe sono state rispettate (giacobiti, ortodossi e armeni). Goffredo, da parte sua, ha tolto le sue armi e, a piedi nudi e in camicia da notte, si è rivolto a pregare il muro del Santo Sepolcro. I crociati vittoriosi decisero di nominare un re, che avrebbe dovuto governare il nuovo stato costituito dai territori conquistati della Palestina. Il capo riconosciuto della crociata era Raimondo IV di San-Gilles, che ha respinto la corona, sapendo che non contava l’unanimità di tutti i componenti della crociata. Infine, si sarebbe stabilito con i suoi cavalieri provenzali a Tripoli, dove sarebbe un’altra signoria latina, dove la lingua della nuova nobiltà era la lingua di oc. Per quanto riguarda Roberto di Normandia e Roberto delle Fiandre, gli altri due capi di peso della crociata, compiuto lo scopo di liberare Gerusalemme e i santi luoghi, volevano solo tornare al loro dominio europeo, tanto tempo fuori. Infine, Goffredo di Bouillon è stato eletto all’unanimità, anche se ha rifiutato di utilizzare il termine di re, dove il Signore era stato incoronato con la corona di spine. Goffredo avrebbe accettato di essere l’avvocato dei cavalieri e il difensore del Santo Sepolcro.


Goffredo di Bouillon era l’unico dei grandi che era disposto a rimanere, a differenza di suo fratello, Eustachio, che è tornato in Europa. Goffredo era duca di Lorena, per discendenza materna, discendente di Carlo Magno. Tuttavia, questa signoria era stata conquistata dall’imperatore, che lo aveva feudalizzato di nuovo, per la sua lealtà nella guerra delle investiture contro il papa, ma senza carattere ereditario. Di conseguenza, per Goffredo era meglio restare in Terra Santa, che tornare al comando di un territorio contestato dall’autorità imperiale. Quanto alla sua persona, era l’unico che poteva avere l’unanimità degli altri componenti della crociata. Il suo idealismo cavalleresco era sempre stato sottolineato, intercedendo nelle dispute dei colleghi e dimostrando la sua adesione alla crociata per la sua nobile religiosità. Questo aspetto era visto dai suoi soldati come un difetto, essendo Goffredo, famoso per la sua intensa vita religiosa e condurre una vita ascetica.


A differenza di suo fratello, Baldovino, Signore di Edessa, che era più politico e pragmatico nell’arte di governare. Tuttavia, il suo aspetto fisico ha colpito i cristiani arabi, la sua altezza e capelli biondi, decorato da una barba dorata, rappresentava l’immagine del guerriero venuto dal nord dell’Europa, che aveva poche generazioni cristianizzate, ma che conservava le virtù guerriere dei suoi antenati . Goffredo si è rivelato una persona di grandi qualità e un grande guerriero, ma è sempre stato sensibile alle richieste della Chiesa, che di fronte alla fuga della gerarchia greca nei confronti dei musulmani, del patriarcato e delle altre sedi episcopali sono state occupate dai franchi di rito latino. Goffredo ha fatto numerose donazioni al patriarcato, trasformando la chiesa in uno dei pilastri economici e politici del nuovo stato. Come guerriero, Goffredo è riuscito a sconfiggere gli egiziani, che avevano sempre esercitato una potenza regionale nella zona. La conquista della fortezza di Ascalona forniva la sicurezza dello stato a una possibile invasione egiziana, proveniente dal deserto del Sinai. Poi ha cercato un’uscita sicura sulla costa, dove potevano venire i pellegrinaggi e gli aiuti militari al nuovo regno, per la cui difesa erano indispensabili. A tal fine ha ricostruito Jaffa, che divenne il nuovo porto del regno di Gerusalemme. Per la migliore baia, ha pensato di assediare Acro, per ciò che ha chiesto l’aiuto dei veneziani.


Venezia, Genova, Pisa e Amalfi sono approdati alle coste del nuovo regno, chiedendo privilegi per i loro commercianti, che si sono insediati in quartieri separati, nelle città della costa. Essi farebbero da intermediari tra le rotte provenienti dall’Asia e dai consumatori dell’occidente europeo. In cambio, i palazzi italiani, che furono rivali tra loro, forniscono il loro aiuto navale alle operazioni militari del nuovo regno. Tuttavia, Terra Santa si mostrerà una terra mortale per i crociati. Il clima e le malattie rendevano difficile la vita dei crociati. La popolazione latina stabilita in Palestina è sempre stata poco numerosa e la mortalità dei bambini maschi è stata grande. Inoltre, la vita guerriera porterebbe sempre un forte deficit di cavalieri nel regno. Gli stati latini per la loro difesa avrebbero sempre bisogno degli aiuti esterni dei loro fratelli europei.


Cav. Alfredo Mancuso in collaborazione con
Federica Templar.

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