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giovedì 1 settembre 2022

Convegno: Il ruolo della Nobiltà nel XXI secolo

 Convegno: Il ruolo della Nobiltà nel XXI secolo



Sabato 3 settembre a Roma presso l'Hotel Quirinale, organizzato dal Salotto Culturale Nobiliare del principe dott. Roberto D'Amato, si terrà con inizio alle ore 11,30 un   Convegno avente per titolo: Il ruolo della Nobiltà nel XXI secolo.

L'argomento sarà trattato da esperti e cultori della materia. 

Al tavolo della Presidenza, oltre il principe Roberto D'Amato, organizzatore del Convegno vi saranno:

il dott. Enzo Modulo Morosini, conte di Risicalla e Sant'Anna Morosina, Arconte e Presidente della Consulta Araldico Nobiliare della Chiesa Ortodossa Italiana, curatore dell'Archivio Storico Nobiliare Cavalleresco - Corder Modulo Morosini fondato nel 1878 e curatore del Libro d'Oro delle Famiglie Nobili e Notabili.

Il dott. Filippo Ortenzi, Rettore dell'UNISAG - Università Ortodossa San Giovanni Crisostomo e dell'Accademia San Nicodemo L'Aghiorita, Arcivescovo Metropolita della Chiesa Ortodossa Italiana, che fungerà da Moderatore.



Al termine della cerimonia il principe D'Amato consegnerà dei riconoscimento di partecipazione o un attestato cavalleresco e, fino ad esaurimento, gratuitamente, un quaderno intitolato: La Nobiltà Oggi e l'importanza della presenza di uno Stemma in un Armoriale.

Il principe Roberto D'Amato con l'ausilio del vescovo Filippo, provvederanno inoltre all'elevazione cavalleresca di alcuni novizi dell'Ordine Nobiliare di San Nicola di Myra.


Al termine della cerimonia vi sarà un'Agape con gli organizzatori dell'evento, coloro che volessero partecipare al pranzo possono scrivere per info e prenotazioni al numero whatsapp: 3331438204 oppure al 3393588574.



giovedì 4 agosto 2022

OFFICIO DEL FUNERALE ORTODOSSO

 Cagliari: venerdì  5 alle ore 10.30., presso il Cimitero di San Michele, Monsignor Roberto Pinna  celebrerà  l' officio del funerale di una fedele ortodossa di nazionalità  russa. 


Il funerale ortodosso si svolge in tre parti. La prima funzione è la veglia dopo la morte, detta trisagio. In questa fase la preghiera dei fedeli e della Chiesa è rivolta a Cristo, che faccia riposare con i Santi l’anima del suo servo, dove non c’è dolore ma la vita eterna. Quando muore un cristiano non è solo la famiglia ad essere colpita dal lutto ma tutta la Chiesa. È questo il significato più profondo della funzione funebre ortodossa, il concetto che viene espresso con più forza dal pope (il prete). Il rito ortodosso dedica grande attenzione e rispetto nei confronti del corpo del defunto che, durante il periodo di veglia, non deve mai essere lasciato solo.  La salma, dopo essere stata vestita, viene composta sopra un catafalco posizionato verso la parte più orientale del locale, con la testa rivolta verso Est. Sulla parete sopra il capo del defunto viene attaccata un’immagine sacra in stile bizantino. Per decorare la stanza deltrisagio sono consentiti anche drappi funebri e paraventi di colore rosso, tranne che nel periodo della Pasqua Ortodossa, durante il quale devono essere bianchi. La stessa regola vale per i fiori. È vietata l’illuminazione elettrica: l’unica soluzione contemplata sono candele e ceri a fuoco vivo. Questa precauzione dovrà essere presa anche durante il trasporto della salma. Nella camera ardente deve essere disposto un leggio in modo che i fedeli possano leggere, alternandosi, brani del Salterio (libro che raccoglie le preghiere del mattino e della sera) o del Santo Vangelo. Appena entrati, sia i fedeli sia gli operatori delle pompe funebri devono farsi il Segno della Croce rivolgendosi all’icona attaccata al muro. È un segno importante di rispetto.


La scelta della bara dipende dalla famiglia, ma è in genere di struttura molto semplice, tuttavia ci sono dettagli da rispettare.  Sul coperchio della bara devono essere incise le iniziali della scritta Iesus Xristos Nika (Gesù Cristo vince). Il crocefisso va attaccato al centro del coperchio e deve essere privo della figura del Signore: l’ortodossia non ammette raffigurazioni sacre a tre dimensioni, perché considerate un retaggio del paganesimo. Lungo i fianchi della bara bisogna incidere (o attaccare una targhetta) alcuni passi del Vangelo secondo Giovanni: «Io sono la resurrezione e la vita, chi crede in Me anche se muore vivrà, chiunque viva e creda in Me non morirà in eterno» (GV. Cap 11 vv.23-2). Obbligatorio è anche il velo per coprire la salma (lasciando scoperta la testa) decorato con le scene di morte e resurrezione del Signore.


Quando gli operatori chiudono la bara devono fare attenzione a piegare con delicatezza l’imbottitura lungo i lati per non sovrapporre la bordatura in raso al velo decorato usato per coprire il defunto. Tanta attenzione alla salma è dovuta al fatto che, secondo gli Ortodossi, il corpo del cristiano è sacro, dal momento che è il tempio dello Spirito Santo e parteciperà al ristabilimento finale di tutto il creato.


Terminato il Trisagio, la funzione funebre continua in Chiesa il giorno stesso della sepoltura e qui viene celebrata la Divina Liturgia. Durante il funerale, più che lodare le virtù del defunto, le preghiere sottolineano la dura realtà della morte e la vittoriosa resurrezione di Cristo. La morte, infatti, non è che un passaggio, la conclusione di uno stadio di vita. La resurrezione di Cristo è la testimonianza che l’amore di Dio è più forte della morte. La funzione è cantata dal pope ma amici e parenti possono alternarsi per pronunciare un elogio al defunto.


Finita la cerimonia si dà l’addio al defunto che viene portato al cimitero, dove si svolge la terza parte del rito funebre.


La religione ortodossa non prevede la cremazione ma solo la sepoltura sotto terra, non esistono nemmeno i loculi, e le bare non vengono piombate ma semplicemente chiuse.


In chiesa si forma un corteo per portare la bara fino alla fossa dove sarà seppellita. Il feretro viene calato e qui viene aperto un’ultima volta per permettere a tutti i presenti di dare il saluto definitivo al defunto. Il pope versa olio benedetto dentro la bara che viene chiusa. I presenti gettano piccole manciate di terra sul coperchio, poi vengono adagiate le corone di fiori (variopinte se si tratta di anziani, bianche in onore dei bambini). Le lapidi sono di marmo bianco oppure in granito. Solo di recente è stata aggiunta, accanto al nome e alle date di nascita e di morte, anche una fotografia del defunto. Le tombe sono decorate con fiori freschi e piante disposte intorno alla lapide.


Quaranta giorni dopo il funerale è prevista la prima messa di suffragio. Alla fine della cerimonia i parenti del defunto offrono un dolce particolare, la kòlliva, preparato solo in occasione di questa ricorrenza. Si tratta di un impasto a base di grano saraceno, zucchero, uvetta, noci e mandorle.


martedì 2 agosto 2022

Bolla Apostolica “ Conclium Equitum Confratum"

 

Al Clero della Chiesa Ortodossa Italiana, ai fedeli e alle Chiese in Comunione liturgica e sacramentale e a quanti leggeranno questo Decreto, Grazia, Misericordia e Pace.




Bolla Apostolica


 Conclium Equitum Confratum


Atteso che il Santo Sinodo della Chiesa Ortodossa Italiana ai sensi del comma 11 lett. o) del Canone 11 del nostro Codice di Diritto Canonico (Codex Canonum approvato dal Santo Sinodo il 22 agosto 2019 con Bolla Apostolica “Codex Ecclesia Orthodoxa Italiaca” - prot. n. 14/19), ha deliberato (prot. n. 46 dell’11 luglio 2022 – Bolla Apostolica “Modificatio Sancti Canones” l’instituzione del Consiglio dei Cavalieri (Canone 115 del Codex).

Noi Filippo, per grazia di Dio e del Santo Sinodo, arcivescovo metropolita della Chiesa Ortodossa Italiana, considerata la disponibilità dell’interessato nominiamo:





S.A.S. il principe Paolo di Giovine


quale Presidente

del Consiglio dei Cavalieri – Concilium Equitum Confratum


Canone 115) Consiglio dei Cavalieri

Comma 1) Come deliberato con Grammata n. 61 – punto 5, dal Consiglio Nazionale Ecclesiastico della Chiesa Ortodossa Italiana il 27 luglio 2015 – festa di San Giacomo de Molay, viene istituito il Consiglio dei Cavalieri, del quale fanno parte di diritto tutti Gran Maestri/Gran Priori delle confraternite religiose e delle compagnie nobiliari dinastiche di ispirazione cavalleresca.

Comma 2) Del Consiglio fanno parte di diritto il Metropolita e il Cancelliere della Chiesa, che fungerà da segretario.

Comma 3) Il Presidente del Consiglio viene nominato dall’Arcivescovo Metropolita, sentito il cancelliere, previa delibera del Santo Sinodo.

Comma 4) Il Concilio dei Cavalieri potrà essere costituito, su richiesta del vescovo territorialmente competente, anche a livello diocesano

mercoledì 22 giugno 2022

Milano – La Cultura è dialogo tra i popoli Manifestazione per dire NO alla Russofobia

 

Milano – La Cultura è dialogo tra i popoli 

 Manifestazione per dire NO alla Russofobia 

 

Dopo il successo della manifestazione tenuta a Roma il 12 maggio scorso, si è svolta il 15 giugno scorso, dalle ore 17,30 alle ore 20,  a Milano, nella suggestiva località dell’Arco della Pace, nella centralissima piazza Sempione, una manifestazione contro la cancellazione della cultura russa e contro ogni forma di discriminazione. La manifestazione è stata organizzata dall’Associazione “Amici della Grande Russia”, rappresentata localmente dal dott.  Mirko Preatoni, Responsabile per la Cultura della Associazione. Il dott. Preatoni è un musicista di livello internazionale molto conosciuto a Milano, tanto da aver collaborato con il Teatro alla Scala, il Mahler Chamber, la Sinfonica Nazionale della RAI, la Symphonica Toscanini, il Luzern Festival Orchestra e il NDR Sinfonieorchester. Oltre ad aver partecipato al  primo ciclo di concerti sulle Guglie del Duomo, si è esibito nelle più importanti sale da concerto internazionali, tra le quali: Opera-Parigi, Suntory Hall-Tokyo, Avery Fisher Hall-New York, Teatro Colon– Buenos Aires, Chaikovskij Saal-Mosca, H.C.Symphony Hall-Gerusalemme, al concerto alle Piramidi di Giza col maestro Muti (2003), alla Basilica della Natività a Betlemme, al Columbus Day concert ecc. ecc.     

 La manifestazione è stata organizzata dall’associazione “Amici della Grande Russia”, fondata nel 2014 e presieduta dalla signora Yulia Bazarova, con l’obiettivo di promuovere i rapporti culturali tra l’Italia e la Russia, ed è stata organizzata per promuovere la cultura del dialogo, dire No alla Russofobia e alla cancellazione della cultura. La Bazarova, che ha dato inizio alla manifestazione, ricordandone gli obiettivi e ricordando come “la cultura non ha frontiere, lingue né colore di pelle; la cultura russa fa parte della cultura mondiale”. ha presenziato e presentato i relatori.

Tra gli organizzatori e relatori della manifestazione ricordiamo  l’avv. Leo Maria Galatiavvocato europeo facente parte degli Ordini di Roma e di Madrid. Responsabile convegni e didattica. Tutor per i servizi ausiliari presso Ente Nazionale per il Microcredito, nonché responsabile Affari Istituzionali per l’Associazione, da sempre impegnato nel sociale per la difesa dei diritti, che ha dato vita ad un movimento di pensiero ad oggi ripreso a più battute da intellettuali, giornalisti e dai liberi pensatori nei talk televisivi, i quali si sono soffermati sull’importanza della difesa della cultura dei valori e delle tradizioni di un popolo. L’avv. Galati ha riaffermato quanto detto alla manifestazione romana: “La cultura è quanto concorre alla formazione dell’individuo sul piano intellettuale e morale e all’acquisizione della consapevolezza del ruolo che gli compete nella società. La cancellazione della storia e della cultura in generale rappresenta una generazione sociale che costruisce muri ideologici e non ponti di dialogo”.

L’associazione organizza diversi eventi a Roma: la consegna del Premio Internazionale Pushkin, Il Gran Ballo Russo, diversi incontri con noti attori russi, “Dalla Russia: con arte, musica e bellezza”, salotti letterari etc. “La cultura non ha frontiere, lingue né colore di pelle; la cultura russa fa parte della cultura mondiale” ha detto la Bazarova. Per il Vice-presidente, “solo con la ragione si può arrivare alla pace, e la ragione ha bisogno di una profonda conoscenza culturale per esprimersi”.

Il Presidente onorario dell’Associazione è la nota cantante Elena Zaremba, mezzosoprano di fama internazionale attiva sia alla Scala di Milano, che al Royal Opera House di Londra, che al Bolshoi di Mosca, che all’Opera di Stato di Vienna, che al Metropolitan Opera di New York.

Alla manifestazione hanno dato la loro solidarietà artisti italiani quali: il cantante Al Bano Carrisi; l’attrice Angelica Pedatella; l’attore Davide Gramiccioli; la sociologa, poeta, drammaturgo Antonella Pagano; il critico e storico dell’arte Enzo Dall’Ara e tanti altri. Tra gli artisti che si sono esibiti durante la manifestazione, ricordiamo la soprano Larissa Yudina, già membro del Coro Filarmonico di Kaliningrad che è stata una delle sedici cantanti (per cinque anni) della cattedrale centrale di Kaliningrad, con il grande privilegio di poter contribuire a diffondere e far rinascere la cultura musicale ortodossa. Trasferitasi a Milano, dopo aver conseguito,  a pieni voti, la laurea in canto lirico presso Conservatorio Giuseppe Verdi ha fondato   l’Associazione culturale musicale Stravinskij Russkie Motivi, di cui è e, attualmente Presidente e direttore artistico.

Alla manifestazione si è esibito anche  il violoncellista Alexander Zyumbrovskiy (ucraino di Dnipro), a simboleggiare l’amicizia tra due popoli storicamente amici.

Dopo l’introduzione dei dirigenti dell’associazione, Yulia Bazarova Paolo Dragonetti de Torres Rutili, gli interventi successivi sono stati moderati da Stefano Binigiornalista, autore e conduttore televisivo (RAI: Community e il lato Positivo), e giornalista di Libero Quotidiano. l’avv. Leo Maria Galati, Responsabile Affari Istituzionali per l’Associazione presso il Parlamento Italiano; Gianfranco Vestuto, Direttore di Russian News e Eurasia News;  l’avv. Stefano Sutti, Senior Partner dello Studio Legale. Fabrizio Vielmini, Adjunct Professor of International Relations Webster University in Tashkent;  Gaia Fusai, avvocato;  Jean Toschi Marazzani Visconti, scrittrice e giornalista; . Eliseo Bertolasi, antropologo e ricercatore associato all’Istituto di Alti Studi e Scienze Ausiliarie; ed altri.

Come a Roma, anche a Milano, l’unico leader religioso presente è stato Sua Beatitudine Filippo di Roma (Ortenzi), Arcivescovo Metropolita della Chiesa Ortodossa Italiana, che nel suo intervento ha ricordato l’etnogenesi dei popoli russi (la Russ di Kiev) e come la cultura russa si una cultura europea, fortemente legata al cristianesimo ortodosso e come in Russia, con Ivan IV, si sia sviluppato il mito della Terza Roma, di Mosca quale baluardo di difesa della cristianità nonché sostenitore di  quell’idea imperiale di Roma, che in Italia si è ormai spenta. Al termine del suo intervento al nostro Metropolita l’associazione ha donato due graditi libri in miniatura di Dostoevskij (Il giocatore) e di Cechov (Racconti).

 

Tra i gruppi che hanno partecipato all’evento segnaliamo Russiyana, compagnia di danze tradizionali russ fondata dal coreografo Maria Avakumova e diretta dalla ballerina  Masha Abakoumova, già artista del Teatro Bolshoi e della compagnia Piatnizkii e Anna Cislaghi, danzatrice italiana specializzata nella danza russa tanto da venire scambiata per una russa doc.

Tra mons. Filippo e le artiste della Russiyana si è avviato un proficuo dialogo, e il nostro Metropolita ha apprezzato questo gruppo il cui repertorio spazia dalla tradizione della Russia all’Ucraina e attraversa tutte le culture dell’est e il folklore zigano. Questa compagnia, dove operano insieme ballerine russe, italiane ed ucraine è un esempio di pace e fratellanza tra i popoli che tutti dovremmo apprezzare.

 

Chiesa Ortodossa Italiana

Via Appia Nuova n. 612  – 00179 ROMA

telefono: +39 0621119875 – email: chiesaortodossaitaliana@gmail.com  C.F. 930053400045

giovedì 10 marzo 2022

Beati gli operatori di pace

       Beati gli operatori di pace  perché saranno chiamati figli di Dio (Matteo. 5, 9)



 Documento della Chiesa Ortodossa Italiana sulla Guerra in Ucraina 




Mentre il mondo è preoccupato per l’invasione dell’Ucraina da parte dell’Armata Russa ha destato sconcerto l’intervento di Sua Santità Kirill, Patriarca di Mosca e di tutta la Russia, che giustifica Putinn e la guerra da esso scatenata, ritenendola giusta, perché tesa a contrastare la deriva anticristiana dell’Occidente in mano alla lobby gay. Sono argomentazioni discutibili proprie di un potere che, succube di una dittatura, è costretto a compiacere il potere politico, né più né meno, di quello che fece il Patriarca Sergio che sostenne Stalin  e il governo sovietico nella seconda Guerra Mondiale. Premesso che  la guerra dovrebbe essere  l'extrema ratio (se sono falliti i mezzi pacifici di soluzione della controversia) per risolvere una controversia tra Stati in sé sovrani, quella scatenata in Ucraina  è carente sia di una "giusta causa" (iusta causa), che si ha  e non è condotta neppure nei "modi legittimi", commisurati al fine della guerra (debitus modus).

Inferre autem bella finitimis et in cetera inde procedere ac populos sibi non molestos sola regni cupiditate conterere et subdere, quid aliud quam grande latrocinium nominandum est? Come chiamare una guerra fatta contro popoli inoffensivi, per desiderio di nuocere, per sete di potere, per ingrandire un impero, per ottenere ricchezze e acquistare gloria, se non un brigantaggio in grande stile? Agostino d’Ippona

Come affermato nel Codice di Diritto Canonico  della Chiesa Ortodossa Italiana (Codex Canonum - approvato il 22 agosto 2019 con Bolla Apostolica "Codex Ecclesia Orthodoxa Italica" dal Santo Sinodo  - prot. N. 14/19): La Chiesa Ortodossa Italiana crede, che compito dei cristiani è: «Se possibile, per quanto questo dipende da voi, vivete in pace con tutti» (Rm 12,18) e che occorre adoperarsi per essere “costruttori di pace” (Mt 5,9) rendendo Gloria a Dio ed adoperandosi per la “pace agli uomini di buona volontà” (LC 2,14) . Anche se l'aspirazione cristiana è alla Patria celeste (Gal 4,26) il cristiano ortodosso è rispettoso della Patria terrena, verso la quale, come ci ha insegnato il teologo Tommaso d'Aquino il cristiano deve mostrare rispetto (pietas), devozione (cultus) e ubbidienza (officium) ed adoperarsi, affinché la Nazione sia governata secondo gli insegnamenti divini “come in Cielo, così in terra” (MT 6,10). La Chiesa altresì fa proprio il motto mazziniano di “Dio -Patria - Famiglia" di una comunità ancorata a solide virtù civiche verso i compatrioti, verso la Patria e verso Dio. La Chiesa Ortodossa Italiana pur auspicando la Pace non proibisce ai suoi figli di partecipare ad azioni belliche, se si tratta della difesa del prossimo e del ristabilimento della giustizia calpestata. La guerra è allora considerata come un mezzo obbligato, anche se odioso.  Il patriottismo del cristiano ortodosso deve essere efficace. Esso si manifesta nella difesa della patria dal nemico, nel lavoro per il bene della patria, nella sollecitudine per l'organizzazione della vita del popolo, anche mediante la partecipazione al governo dello stato. Il cristiano è chiamato a custodire e a sviluppare la cultura nazionale e l'autocoscienza del popolo.  La Chiesa Ortodossa Italiana reputa giusta la guerra quando è l'unico modo per soccorrere fratelli perseguitati la cui vita è messa in pericolo da nemici della vera fede perché come ci ricorda San Cirillo: «Cristo Dio nostro, che ci ha comandato di pregare per coloro che ci offendono e di far loro del bene, ha detto anche che nessuno di noi in questa vita può dimostrare un amore più grande di colui che dà la sua anima – la sua vita – per i suoi amici (Gv 15,13). Ecco perché noi sopportiamo con magnanimità le offese causateci come persone singole, ma nella comunità ci difendiamo l'un l'altro e siamo disposti a dare la nostra vita in battaglia per il nostro prossimo, affinché voi, dopo aver fatto prigionieri i nostri concittadini, insieme con i corpi non facciate prigioniere anche le loro anime, costringendoli a rinnegare la loro fede e a compiere atti contro Dio. I nostri soldati cristiani con le armi in pugno proteggono la santa Chiesa, proteggono il sovrano, nella cui santa persona venerano l'immagine del potere del Re del cielo, proteggono la patria, con la cui distruzione inevitabilmente cadrà l'autorità nazionale e vacillerà la fede evangelica. Ecco i preziosi doveri per i quali fino all'ultima goccia di sangue i soldati devono combattere, e se essi moriranno sul campo di battaglia, la Chiesa li canonizzerà tra i santi martiri e i loro nomi saranno ricordati e invocati nelle preghiere davanti a Dio». La Chiesa Ortodossa Italiana giudica contrario ai precetti biblici (Esodo 23,32 - Non farai nessun patto con loro, né con i loro dei.) l'alleanza con Stati che discriminano o perseguitano i cristiani o finanziano il terrorismo internazionale ai danni dei credenti in fedi diverse dalle loro e che sia lecito e doveroso combattere con “giusta indignazione(La guerra deve essere condotta con «giusta indignazione», ma non con astio, avidità e concupiscenza  - 1Gv 2,16) ma con un atteggiamento umano verso i feriti e i prigionieri perché il cristiano non deve lasciarsi “vincere dal male” ma deve tentare a vincere “con il bene il male» ( «Se il tuo nemico ha fame, dagli da mangiare; se ha sete, dagli da bere: facendo questo, infatti, ammasserai carboni ardenti sopra il suo capo. Non lasciarti vincere dal male, ma vinci con il bene il male» - Rm 12,20-21) 

La Chiesa Ortodossa ha sempre reputato grave peccato la guerra di attacco, mentre considera come giusta e legittima la difesa armata. In Ucraina si sta svolgendo una guerra civile tra ortodossi, essendo la Chiesa Ortodossa Russa  la più grande realtà religiosa sia della Russia che dell’Ucraina. 

Questa guerra, a nostro parere non è assolutamente lecita perché priva di iusta causa, che al contrario possono rivendicare gli ucraini in quanto si trovano in una situazione di legittima difesa a fronte di una aggressione armata  al territorio e ai cittadini, compiuta da un altro Stato. Anche alla luce del  debitus modus la guerra può essere combattuta soltanto entro limiti ben precisi e in questa prospettiva, ogni distruzione delle case, delle infrastrutture, i bombardamenti sui civili inermi e la l’uso  sproporzionato della forza risultano indubbiamente   immorali e contrarie alla dottrina cristiana.

Mons. Filippo Ortenzi


Arcivescovo Metropolita della Chiesa Ortodossa Italiana

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